
Apple tree – Gustav Klimt
1,2Baciami con i baci della tua bocca:
le tue carezze sono migliori del vino.
3I tuoi profumi sono soavi a respirare,
aroma che si effonde è il tuo nome:
per questo ti amano le fanciulle.
4Attirami a te, corriamo!
Questi versi rappresentano l’incipit del “Cantico dei cantici che è di Salomone” ovvero il canto per eccellenza o anche il più sacro, “il più santo dei santi” (secondo le parole del rabbi Aqiba) della lista dei libri riconosciuti come ispirati (canone biblico).
Si tratta a nostro giudizio, senza voler entrare nelle controversie riguardanti la sacralità/ispirazione del testo e/o il suo valore allegorico, cultuale, liturgico etc…, di una vera e propria “antologia” di antichi canti d’amore, sapientemente disposti secondo un climax crescente di desiderio, reso più intenso ed evidente al lettore dalle ripetute “eclissi” dell’amato che si sottrae, in momenti diversi, allo sguardo dell’amata lasciandola sconsolata ed in preda ad una sorta di lucido delirio.
Soffermiamoci sull’uso dei verbi “baciami/attirami/corriamo”, tutti verbi di movimento o che lo suscitano anche ad un livello interiore ed intimo, e sui sostantivi: “bocca” che beve le “carezze” come fossero “vino”, sul “profumo” e l’ “aroma” e ci troveremo coinvolti in questa danza dei sensi alla quale il ritmo breve dei versi ci invita facendoci respirare l’intensità del desiderio attraverso l’esaltazione del gusto, del tatto e dell’olfatto al punto che lo stesso “nome” amato di fatto diventa per la fanciulla un essenza il cui aroma si effonde inebriante.
12Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo effonde il suo profumo.
Un sacchetto di mirra è per me il mio Diletto,
pernotta tra i miei seni.
Un grappolo di Kòfer è per me il mio Diletto,
nelle vigne di ‘En-ghedi.
Alla penetrazione del giardino (lui) l’effusione del nardo (lei), al profumo di lei (nardo) l’effondersi di lui (mirra) in un chiasmo che allude all’unione, vitale, esuberante, carnale: “è per me il mio Diletto”!
I due amanti si scambiano carezze visive e complimenti che esaltano la bellezza dei loro giovani corpi in un trionfo d’immagini e di comparazioni che rende lo stile del Cantico, unico nel suo genere all’interno del canone.
2,2Come un giglio fra i cardi,
così la mia amica fra le giovani.
3Come un cedro fra le piante selvatiche,
così il mio Diletto fra i giovani.
Alla sua ombra con gioia mi siedo,
e il suo frutto è dolce al mio palato.
Il dialogo è la forma letteraria prevalente (la donna amata, il Diletto e il coro della fanciulle di Gerusalemme), ma anche qui esso assume la caratteristica propriamente delirante dell’amore, in quanto i personaggi non attendono la risposta dell’altro, ma come in un monologo a cui ne segue subito un altro, trovano nell’effusione del proprio sentimento lo stesso nutrimento necessario alla passione.
L’insonnia d’amore divora le forze e materializza le ore dell’attesa in una notte in cui è facile cedere al sentimento di abbandono ed allo smarrimento, all’incredulità ed alla stanchezza, allontanando piuttosto che unendo – in una sorta di “pausa” musicale che non smette di essere musica – i due amanti:
5,2 “Io dormivo, ma il mio cuore era desto:
Voce del mio diletto che bussa:
“Aprimi, sorella mia, amica mia,
mia colomba, mia perfetta,
perché il mio capo è pieno di rugiada,
i miei riccioli di gocce della notte.
3Ho levato la mia tunica,
come indossarla di nuovo?
Ho lavato i miei piedi,
perché sporcarli di nuovo?”
4Il mio Diletto ha spinto la sua mano
nella serratura,
e le mie viscere si sono commosse per lui.
5Mi sono alzata io
per aprire al mio Diletto
e le mie mani si sono impregnate di mirra
e le mie dita di mirra liquida,
sulla maniglia del chiavistello.
6 Ho aperto io al mio Diletto,
ma il mio Diletto era scomparso,
era fuggito
-La mia anima veniva meno al suo parlare-
L’ho cercato e non l’ho trovato,
l’ho chiamato: non mi ha risposto.
La separazione non è un limite reale per gli amanti, quanto una “molla” che, nello strappare la veste in cui la passione appena s’impiglia, li lancia più intensamente l’uno verso l’altro, l’uno nell’altro:
8,6 Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio:
insaziabile come morte amore,
insaziato come se’ol ardore;
le sue vampe sono vampe di fuoco
le sue fiamme, fiamme di Jah!
7 Le molte acque
Non possono spegnere l’amore
Né travolgerlo i fiumi.
Se un uomo offrisse
tutte le ricchezze della sua casa
in cambio di amore,
sarebbe sicuramente disprezzato.
Un canto che celebra l’amore, un invito delicato e forte, l’esaltazione della bellezza e il culto del corpo e della fisicità, tutto questo in una summa di versi, definita il “canto per eccellenza” all’interno della Sacra Scrittura.
Antonella Foderaro
















