
Scultura in ceramica “The swan, the wave and the water lily” © https://www.instagram.com/fefocer/
– Cosa vuoi? Chiese il pesciolino. Tu mi disturbi nuotando qui vicino.
– Cerco qualcosa che possa alleviarmi l’inverno.
– Soffri anche tu il freddo?
– Non proprio, soffro la solitudine.
– Così elegante come sei, ti credevo distante. Non hai un compagno?
– Si. La mia solitudine non nasce dall’assenza.
– Cosa intendi dire? Chiese il pesciolino che tra sé e sé cominciava a pensare che il cigno si sentisse solo perché era matto come una carpa.
– Il mio inverno è fatto di incuria. Tutto è ricoperto da una patina di neve e sembra immacolato e bellissimo. Quando becco sotto però, scopro la sporcizia. Soffro perché cade il velo dell’illusione e subentra la delusione.
– Ma su! – rispose il pesciolino – io la sporcizia la trovo tutti i giorni sul fondo del lago e cosa dovrei fare allora, rinunciare alla vita? Impara da me, non guardare solo sulla superficie, immergi il capo e scruta il fondale. C’è del bello da trovare anche lì. Vedi il giglio d’acqua che fiorisce sull’acqua torbida di questo lago? Non esiste bellezza pura, solo purezza di sguardo.
– Grazie. Disse il cigno. Poi inclinò il capo in segno di riconoscimento e gratitudine. Immerse il lungo collo nell’acqua fresca del lago, per la prima volta più curioso di scoprire il fondale che di ammirare la bellezza del giglio. E così non sentì più freddo neppure nel più gelido inverno.
Antonella Foderaro
















