
Scatto fxc
Quando si pensa ai racconti della buona notte, ci si ricorda bambini. Mamma o papà, zii o nonni intenti a leggerci una fiaba per invitare la fantasia ad acciambellarsi serena, nonostante il buio, sotto le coperte.
La cosa più bella dei racconti della buona notte non è tanto il contenuto della fiaba, quanto il tempo che chi ci amava dedicava alla nostra protezione, a farci sentire al sicuro, amati. Una volta adulti, quando i genitori non possono più starci accanto ed i nonni sono diventati loro stessi una fiaba bella, il contenuto delle nostre letture si riempie di significato.
Abbiamo oggi come allora, forse ancor più di allora, bisogno di protezione e cura, eppure chi avrà del tempo da donarci per farci sentire amati e protetti? Chi scaccerà l’ansia di quel buio, non più fuori le coperte?
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Un uccellino si posa sul davanzale della finestra, cinguetta, vivacemente muove la testa. Ha fame, ti dici, gli darò un pezzetto di mela. Agile come un bambino, ti alzi con il frutto già sbucciato in mano. È zuccherina, fresca e fragrante, succulenta al palato. Non hai resistito e l’hai mangiata tutta d’un fiato. E l’uccellino? Ti chiedi interdetto. È già volato. Era venuto solo per prendersi cura di te. Per ricordarti di prenderti cura di te. Chiudi gli occhi insonni e prenditi cura di te.
Il bene che hai fatto, anche se piccolo come un semino di mela, non è andato perduto. La gratitudine torna al mittente anche se il destinatario è distratto o incurante. A volte è la carezza di un raggio di sole, la luce della luna tra le nuvole scure, il sorriso di un bambino o lo scodinzolio di un cane, le fusa di un gatto, il ronzio di un’ape tra i fiori. Un dono inatteso, il profumo del caffè al mattino. Un abbraccio.
Non sei solo, mai. Sei amato sempre. Anche quando non hai nessuno a darti la buona notte, anche quando la notte sembra non finire mai. C’è una lucina sempre accesa che guida la penna di chi scrive un racconto per te.
Antonella Foderaro
















