
Scatto © fxc
Suona strano già dal titolo, ma è più comune di quanto si possa immaginare.
L’amore creduto è reale, o almeno finché gli si crede. Esiste fintanto che la nostra fiducia nell’altro lo nutre, destinato a morire atrocemente di stenti nel momento in cui questa viene a mancare. Non è un amore che si sviluppa facilmente. Per aver fiducia nell’altro è necessario il tempo, uno dei beni più rari e preziosi che abbiamo, pur non essendone spesso consapevoli.
Tempo insieme.
La mente si rifugia nel passato, quando il tempo c’era.
Genitori, compagni di scuola.
Adesso il tempo è poco, tra lavoro e lavoro. Certo, anche sul posto di lavoro si trascorre molto tempo, ma quel tempo non ha più quell’elemento indispensabile che lo rende prezioso, la gratuità. Ecco allora che, se non si ha la fortuna di lavorare con amici o la capacità di fare amici sul posto di lavoro, spesso si vive di amore creduto.
Si crede nell’altro anche se non lo si vede spesso o per nulla. Si crede in quel tempo condiviso che ha fatto nascere la fiducia nella reciproca benevolenza e nell’amore. Certo, il tempo può tradire anche i più solidi rapporti. Quanti avvenimenti, belli e brutti, accadono senza poter essere condivisi. Così, piano piano, la memoria sbiadisce, spesso aiutata dalla delusione di una parola non detta, di una telefonata non fatta, di una presenza mancata.
L’assenza scava dubbi in quell’amore creduto. A volte pure la presenza delude. Eppure noi vogliamo credere, ci serve credere non solo di saper amare nonostante tutto, ma di essere amati, nonostante tutto. Perciò speriamo, non ci diamo per vinti, anche se una vocina dentro ferisce la nostra fiducia, dicendoci che forse non siamo così speciali come avevamo creduto. Che quell’amore che noi continuiamo a nutrire non è più ricambiato, che l’amore e la benevolenza dell’altro sono sempre stati un dono, incastonato in un attimo. Essere grati per quell’attimo e dimenticare è forse la lezione più profonda e l’ultima, che dobbiamo ancora imparare.
Antonella Foderaro

















