{"id":642,"date":"2012-07-15T17:34:07","date_gmt":"2012-07-15T16:34:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=642"},"modified":"2012-07-15T18:38:09","modified_gmt":"2012-07-15T17:38:09","slug":"barattoli-di-biscotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=642","title":{"rendered":"Barattoli di biscotti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=643\" rel=\"attachment wp-att-643\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-643\" title=\"joan-miro-hand-catching-a-bird\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/joan-miro-hand-catching-a-bird-473x600.jpg\" alt=\"\" width=\"473\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/joan-miro-hand-catching-a-bird-473x600.jpg 473w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/joan-miro-hand-catching-a-bird-237x300.jpg 237w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/joan-miro-hand-catching-a-bird.jpg 583w\" sizes=\"auto, (max-width: 473px) 100vw, 473px\" \/><\/a><em>(Immagine Joan Mir\u00f3)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziano i racconti su piccoli mattoni di ricordi, fogli scritti con immagini e colori gettati tra le luci della notte, nel buio impalpabile del sentire. Eppure il momento \u00e8 sempre circondato, sorretto da dubbi e incertezze, colto da fulminei applausi e ridotto in brandelli di tenerezza. Cambiano tante cose, intuiamo che molto di quello che accade non ritorna cos\u00ec corriamo verso improbabili situazioni pensando che tutto possa restare attaccato a noi come un quadro su una parete. Camminare e pensare diventano grossi macigni, montagne piene di pericoli che non abbiamo voglia di scalare perch\u00e9 rinunciare sembra la strada pi\u00f9 breve per vivere. Cosa fare quando il cuore \u00e8 accartocciato e non ricordiamo pi\u00f9 quello che desidera? Campanelli suonano senza una risposta, le attese sono sempre delle sorprese che difficilmente riusciamo ad accogliere cos\u00ec quel suono che ci accompagna quotidianamente si tramuta in un eco lontano, orizzonte di foto che tappezzano il respirare del giorno. \u00a0L&#8217;impegno dov&#8217;\u00e8? \u00c8 sufficiente per ripagare qualcosa che non ha prezzo? Tutto viene misurato dall&#8217;utile, dalla capacit\u00e0 di offrire senza poter capire che quel che viene impiegato non \u00e8 qualcosa di riconducibile all&#8217;appagare. Siamo smodatamente alla ricerca di cose, di riempire ogni nostro spazio, di rendere il tempo un compagno di giochi e proprio questo atteggiamento scava nel nostro animo un solco, un indecifrabile vuoto tra noi e il mondo. Il nostro corpo esegue meccanicamente soltanto movimenti di risposta, segue percorsi precisi di gesti indecisi. La nostra mente cosa fa? Ordina in una sala piena di forme sospette, in bilico tra quello che deve apparire e quello che deve sentire. Le emozioni si nascondono, contano dietro un muro d&#8217;incomprensioni, agitando barattoli di biscotti, troppo buoni per lasciarsi andare. Siamo addomesticati in cortili silenziosi sopra il vento che spira, in giornate luminose come questa in debito con noi stessi e con l&#8217;unica cosa che conta, l&#8217;essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Francesco Colia<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Immagine Joan Mir\u00f3) Iniziano i racconti su piccoli mattoni di ricordi, fogli scritti con immagini e colori gettati tra le luci della notte, nel buio impalpabile del sentire. Eppure il momento \u00e8 sempre circondato, sorretto da dubbi e incertezze, colto da fulminei applausi e ridotto in brandelli di tenerezza. 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