{"id":63,"date":"2011-11-26T16:00:53","date_gmt":"2011-11-26T15:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=63"},"modified":"2021-05-25T20:29:31","modified_gmt":"2021-05-25T19:29:31","slug":"sintomatologia-dell%e2%80%99effimero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=63","title":{"rendered":"Sintomatologia dell\u2019effimero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Privati dell\u2019utopia di un futuro possibile, incapaci di pensare alle infinite manifestazioni del divenire, viviamo soggiogati dalla sintomatologia dell\u2019effimero. Uno spazio puntuale che non riesce ad evolgere in sequenza lineare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La commedia dell\u2019esistenza va in scena sempre e solo per un giorno concedendoci di ripetere all\u2019infinito sempre la stessa parte oppure di indossare ogni giorno vesti diverse e di recitare nuove battute. Il futuro ha bisogno della finitezza dell\u2019effimero per legittimare la sua esistenza, ma se ne serve come di un servitore sciocco ed inconsapevole. Un appello quotidiano rivolto a tutti noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo e lo spazio non \u201cmorirono ieri\u201d al contrario di quanto scriveva Marinetti, bens\u00ec devono ancora essere perch\u00e9 di essi non \u00e8 data altra misura che la rappresentazione del quotidiano, la sintomatologia dell\u2019effimero che nasce e muore in un giorno, che ha un termine stabilito ed un divenire accelerato eppure gi\u00e0 dato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni misura diventa transitoria ed il domani \u00e8 privato dell\u2019incertezza, vera manifestazione della sua natura. Eppure rinasciamo ogni giorno, pronti a cogliere i sintomi dell\u2019effimero. La storia perde la strada di Musil, non va pi\u00f9 bighellonando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni uomo che nasce si interroga sul proprio effimero, cercando di intuire dove si trovi il suo altrove, alternativa al qui ed ora, per costruire su di esso l\u2019unico progetto possibile: non ammalarsi di quotidiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec lo spazio ed il tempo sono organizzati senza alcuna proiezione nel futuro. Le citt\u00e0 vivono di urgenza, funzionali, come devono essere, al tempo reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019uomo non ha pi\u00f9 alcuna proiezione nel futuro, non riesce ad organizzare gli ambienti della sua vita affinch\u00e9 la vita stessa possa esprimersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il tempo mediatico che detta le forme ed i modi dell\u2019esteriorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esiste una prospettiva della bellezza. Essa pu\u00f2 essere solo casuale, uno dei sintomi dell\u2019effimero. Chi appare agli altri, nella liturgia della presenza, attende gli applausi degli astanti. Ogni dispositivo \u00e8 transitorio, funge, perdendo ogni forma, divenendo irrimediabilmente virtuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si celebra l\u2019assenza, dunque, quale unico simulacro di continuit\u00e0, nel non esserci si preserva l\u2018ultimo baccello di infinito. Non \u00e8 dato alcun desiderio di eternit\u00e0. Viviamo un interminabile presente che nasce e muore ogni giorno. E\u2019 la sintomatologia dell\u2019effimero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico futuro possibile \u00e8 quello che sapremo descrivere con le nostre parole. In esse rimane la prima traccia del virtuale e forse l\u2019unica persistenza alla quale aspirare.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Pasquale Esposito<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Privati dell\u2019utopia di un futuro possibile, incapaci di pensare alle infinite manifestazioni del divenire, viviamo soggiogati dalla sintomatologia dell\u2019effimero. Uno spazio puntuale che non riesce ad evolgere in sequenza lineare. 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