{"id":47651,"date":"2026-10-14T12:23:06","date_gmt":"2026-10-14T11:23:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=47651"},"modified":"2026-10-14T12:23:06","modified_gmt":"2026-10-14T11:23:06","slug":"lutilita-dellinutilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=47651","title":{"rendered":"L\u2019utilit\u00e0 dell\u2019inutilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_47652\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47652\" class=\"size-large wp-image-47652\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/The-galaxy-Messier-88-600x287.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/The-galaxy-Messier-88-600x287.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/The-galaxy-Messier-88-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/The-galaxy-Messier-88-768x368.jpg 768w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/The-galaxy-Messier-88.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-47652\" class=\"wp-caption-text\">Messier 88<\/p><\/div>\n<p>Spesso pensiamo che il nulla rappresenti una condizione di vuoto, dove le persone e le cose non abbiano una loro utilit\u00e0. Cos\u00ec la nullit\u00e0 si manifesta come un involucro dove trattenere ogni desiderio, una cella camuffata da rifugio, meta di un traguardo trascurato. Dunque, nell\u2019inutile si cela una dimensione di significato che non ha una definizione precisa di valore. Si \u00e8 il nulla per qualcosa o qualcuno, si \u00e8 qualcosa perch\u00e9 funzionali a un risultato.<\/p>\n<p>L\u2019utilit\u00e0 non \u00e8 soltanto la differenza tra un costo e un ricavo, soprattutto quando si tratta del racconto di un\u2019esistenza. Perci\u00f2, siamo uno scopo senza capire il nostro scopo? Le conseguenze di ci\u00f2 che siamo sono un disegno impreciso di un vantaggio che spesso non c\u2019\u00e8. Cos\u00ec la nullit\u00e0 si tramuta in una forma di distrazione che inganna i nostri sensi, i nostri consensi. Indossiamo quotidianamente dei vestiti che non abbiamo scelto se non in funzione della percezione del desiderio che noi sentiamo.<br \/>\nFacciamo molte distinzioni tra ci\u00f2 che riteniamo meritevole di attenzione, voli pindarici tra sogni e realt\u00e0, e ci\u00f2 che riteniamo privo di ogni interesse. Cadiamo nel tranello di rappresentare nel mondo un ruolo da protagonista quando in verit\u00e0 siamo soltanto il riflesso di qualcosa che manipola il nostro stesso essere. Cos\u00ec la nullit\u00e0 si impossessa di noi nella sua costituzione pi\u00f9 subdola, l\u2019inconsapevolezza. Agiamo confusamente, pensando di essere utili, di essere fondamentali come se il nostro contributo fosse determinante per raggiungere un obiettivo. Ma la nullit\u00e0 ammonisce le nostre convinzioni di partecipazione e riporta a terra le nostre illusioni. Tuttavia, il senso dell\u2019agire si trova nello scrigno dell\u2019utilit\u00e0? La destinazione di un viaggio non \u00e8 la sua riconosciuta accettazione ma la sua reale progettazione.<\/p>\n<p>Si diventa consapevoli di s\u00e9 stessi e del proprio talento nel momento in cui sleghiamo le nostre convinzioni dalle convenzioni. Si \u00e8 liberi di essere, di diventare senso e valore, quando la nostra esistenza non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;affermazione di forze estranee al nostro sentire. Dunque, non possiamo ritenerci delle semplici assenze perch\u00e9 il nostro riconoscimento \u00e8 fondato sul principio dell&#8217;utilit\u00e0. Il vuoto \u00e8 l\u2019attesa di divenire significato, ma il nulla non \u00e8 il vuoto di un\u2019attesa, bens\u00ec un\u2019alterazione di ci\u00f2 che siamo. I contorni che delineano la nostra esistenza sono confini dettati dal riconoscimento espresso che pu\u00f2 assumere significato solo se accostato a un risultato. Cos\u00ec la presenza come la nullit\u00e0 non si affermano come poli opposti che si contrastano o come stelle lontane che si riflettono, piuttosto orbitano l&#8217;una attorno all&#8217;altra, in attesa di definirsi e inevitabilmente di ferirsi. Smarriamo il senso del nostro divenire quando la sostanza di ci\u00f2 che siamo deve necessariamente ricevere un\u2019approvazione, come se il passaggio tra il nulla, l\u2019inutile, il non riconosciuto sia un prodotto confezionato soltanto da esporre alla presenza del definito.<\/p>\n<p>Sono le parole, nella loro potenza, a correre in nostro soccorso. Io sono, tu sei, il verbo, l\u2019essere si riconosce con la parola perch\u00e9 la presenza non \u00e8 sufficiente a sostanziare il suo agire anche quando apparentemente estraneo al mondo, all\u2019universo. Il passato dell&#8217;\u00abio sono stato\u00bb conferma il nostro viaggio, mentre il futuro dell&#8217;\u00abio sar\u00f2\u00bb ci ricorda di essere perennemente incompiuti e alla ricerca del nostro senso. Il nostro spazio di autenticit\u00e0 non viene certificato da un\u2019accettazione ma dalla consapevolezza di essere quell\u2019\u00abio sono\u00bb. E non c&#8217;\u00e8 nulla da fare: se il vuoto \u00e8 qualcosa da colmare, il tempo sembra orchestrare questo inutile soggiornare alla ricerca di un utile da governare. \u201cIo sono\u201d e questo \u00e8 tutto il nulla da abbracciare, da cullare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Francesco Colia<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spesso pensiamo che il nulla rappresenti una condizione di vuoto, dove le persone e le cose non abbiano una loro utilit\u00e0. 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