{"id":47201,"date":"2021-10-28T17:19:00","date_gmt":"2021-10-28T16:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=47201"},"modified":"2021-10-28T17:19:00","modified_gmt":"2021-10-28T16:19:00","slug":"il-peso-della-leggerezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=47201","title":{"rendered":"Il peso della leggerezza"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_47202\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47202\" class=\"size-large wp-image-47202\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-600x420.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-600x420.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-768x538.jpg 768w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-1536x1076.jpg 1536w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Murales-Padova-2048x1435.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-47202\" class=\"wp-caption-text\">Murales, Padova, opera di Kenny Random<\/p><\/div>\n<p>Nulla ha maggior peso della leggerezza, nulla richiede una forza superiore. Per contrastare ci\u00f2 che ci attira irrimediabilmente verso la terra dobbiamo essere capaci di privarci del fardello che il nostro io ci impone. Dobbiamo uscire da noi stessi e dalla percezione che vogliamo dare agli altri, scegliendo di essere altro. Proprio nella scelta sta il primo punto di svolta. Nella decisione di abbandonare noi stessi per incamminarci verso l\u2019altrove esercitiamo il primo atto di alleggerimento da noi stessi, ci inerpichiamo sul picco pi\u00f9 alto, quello dal quale ci sia dato di contemplare tutto il mondo al quale prima appartenevamo, nel quale ci aggiravamo gravati dalla ineludibile armatura che la difesa del nostro essere ci obbligava ad indossare. E\u2019 come se schinieri e pettorale avessero fuso il loro metallo con quello della cotta di maglia e tutto quel ferro ci fosse entrato nella carni, insediandosi appena a ridosso dell\u2019epidermide, schermando il nostro corpo verso l\u2019esterno in una maniera non visibile agli occhi, ma percepibile solo a noi stessi, con la rigidit\u00e0 dei nostri movimenti, con la perdita di ogni elasticit\u00e0, la sofferenza per qualunque torsione verso chi ci invocasse, la pesantezza di ogni nostro passo, il rumore assordante della nostra sicurezza ai colpi esterni.<\/p>\n<p>Il timore per quei colpi, la paura di una qualunque ferita che gli altri potessero infliggerci ci ha fatto produrre quella sorta di esoscheletro annidato sotto l\u2019epitelio. Era il modo migliore per non soffrire, a nostro parere. Eppure \u00e8 proprio attraverso ogni piccola ferita che impariamo a riconoscere il colore del nostro sangue, da ogni sbucciatura sulle ginocchia che ci ha spinto a risalire in sella, da ogni graffio sul viso che non ci ha impedito di guardare cosa ci riservasse il futuro. Allora perch\u00e9 abbiamo sviluppato nel tempo una simile protezione ? Non ci serve.<br \/>\nDal picco sul quale siamo saliti grazie alla scelta ci resta da fare un ulteriore passo. Il nostro peso \u00e8 ancora percepibile. Per vincerlo dobbiamo cimentarci con la libert\u00e0. E\u2019 solo grazie ad essa che potremo godere appieno della leggerezza. La libert\u00e0 serve a conservarci la possibilit\u00e0 di ripetere ancora quella scelta, a darci lo spazio sufficiente per percorrere la strada che ci porta all\u2019altro. Tuttavia la libert\u00e0 richiede forza, il massimo della forza. Per averla dobbiamo rompere ogni vincolo, spezzare i legacci che ci ancorano ai ceppi sul terreno della meschinit\u00e0 e allontanarci dal nostro io, pieni della bellezza degli altri e, soprattutto, ricolmi dell\u2019amore che incontreremo.<\/p>\n<p>La leggerezza incontra sempre l\u2019amore giacch\u00e9 esso predilige l\u2019assenza di peso, anche se nello stesso tempo \u00e8 portatore di peso poich\u00e9 ci riempie il cuore di interesse per qualcuno, ci fa godere della sua presenza, ci apre all\u2019ingresso, ci fa attendere la venuta, esalta l\u2019attesa, l\u2019incontro, la compagnia. L\u2019amore non vive bene in un cuore gi\u00e0 pesante prima del suo arrivo. Ecco, dunque, che la leggerezza lo attira e ad essa l\u2019amore si unir\u00e0 per partorire la gioia.<br \/>\nDa quel picco dovremo spiccare il salto, avventurarci nel vuoto, provare l\u2019emozione del volo. Gli esseri umani non sono nati per volare. Non hanno ali, non hanno la struttura scheletrica adatta e nemmeno una adeguata muscolatura. L\u2019aspirazione al volo \u00e8 morfologicamente impedita, ma possibile sfruttando altre risorse. Gli uomini devono imparare una diversa forma di volo, possono volare proprio grazie alla leggerezza.<\/p>\n<p>Essa riempie la discontinuit\u00e0 tra la realt\u00e0 e la trascendenza, quell\u2019istante nel quale si crea lo scarto, il vuoto di pensiero da colmare, il senso di inadeguatezza del quotidiano che richiama ad un diverso pensiero. Gli uomini devono ricercare la diversit\u00e0 che li allontana dalla loro pochezza. In quella ricerca, indotta dal bisogno e dall\u2019afasia dell\u2019ordinario, potranno intravedere il seme del prossimo verso, l\u2019evento salvifico di un nuovo mattino, le parole che dedicheranno alla persona amata. E\u2019 un riscatto dalla limitatezza del loro essere, un bisogno antropologico. Nelle parole che sgorgheranno nella leggerezza troveranno una risposta al loro insoluto, al bisogno di un nuovo compiuto. Gli uomini devono essere leggeri per essere assai meno umani, dunque meno mortali. Nella leggerezza pu\u00f2 nascere la poesia, la voglia di subliminare la loro carnalit\u00e0, l\u2019aspirazione al divino che li spinger\u00e0 a conoscere, a cercare l\u2019altro, a parlarne la stessa lingua.<br \/>\nE\u2019 una operazione che risponde all\u2019ontologia del vivere quotidiano, alla metafisica del tempo limite.<\/p>\n<p>L\u2019uomo nella leggerezza supera la malinconia, il peso di cui parlava Calvino nelle sue \u201cLezioni americane\u201d e si spinge verso l\u2019assenza, la privazione dalla materialit\u00e0 perch\u00e9<br \/>\nL\u2019uomo leggero \u00e8 un uomo libero e non assoggettato alla coercizione del potere-corpo, \u00e8 un essere in divenire giacch\u00e9 vive ogni istante come fine a s\u00e9 stesso, non senza profondit\u00e0 e interesse, mai in maniera superficiale, sempre andando al senso delle cose perch\u00e9 la leggerezza ha proprio bisogno di sapere.<br \/>\nL\u2019uomo leggero \u00e8 dunque privato della terra e pu\u00f2 spingersi verso il cielo, fosse anche solo con lo sguardo poich\u00e9 ci\u00f2 che conta \u00e8 l\u2019aspirazione ad essere altro. La memoria della terra \u00e8 consapevolezza del pondus e quell\u2019uomo non coltiva la memoria, ma il sogno e per suo tramite pu\u00f2 librarsi in volo, pu\u00f2 intraprendere il viaggio, iniziare la trasformazione.<\/p>\n<p>La leggerezza abilita la trasmutazione.<br \/>\nLa leggerezza \u00e8 l\u2019alchimia possibile, \u00e8 il lapis che trasforma la materia in pensiero assoluto, puro piacere di immaginare l\u2019altro, di spingersi verso l\u2019altrove, di dimenticare il qui e ora. La leggerezza crea l\u2019opportunit\u00e0, genera alternative, non si attiene ad un codice di condotta predefinito men che meno imposto da altri.<br \/>\nPrivato del peso corporeo che lo lega alla terra, l\u2019uomo pu\u00f2 involarsi nel verso poetico, nella speculazione filosofica, nella ricerca dell\u2019amore. Il fardello della realt\u00e0 \u00e8 faticoso da portare e sottrae energia alla speculazione e all\u2019innamoramento. La pratica del quotidiano avvicina irrimediabilmente l\u2019orizzonte facendo percepire un mondo collassato sulla necessit\u00e0, bisognoso di mera funzionalit\u00e0. La leggerezza fa coltivare la speranza di un diverso futuro, fa inventare ogni istante del presente perch\u00e9 non si abbia a soccombere alla malinconia. Uno scultore intravede l\u2019opera nella pietra e inizia la sua opera di rimozione liberandola dalla materia in eccesso, donandole la libert\u00e0. L\u2019uomo leggero nasce libero, privato dalla materia, in grado di spiccare il volo. Tuttavia la scelta finale, il volo, l\u2019ultimo punto di svolta, richiede coraggio per effettuare il salto.<br \/>\nLa materia \u00e8 tranquillizzante, rende stabili i rapporti e prevedibile il divenire, soggiace alle leggi della fisica, rimette al proprio peso la velocit\u00e0 ed il tempo. Il volo sfrutta il gesto finale e chiude la storia gi\u00e0 scritta, consente un nuovo inizio, un diverso svolgimento. Esso si cimenta in un altro fluire e perde la scansione del tempo. Il salto \u00e8 il superamento del concetto di vuoto e dunque anche di pieno, si spinge bruscamente verso l\u2019assenza e lascia indietro la misura dello spazio. Tutto pu\u00f2 ancora essere misurato, oppure non esserlo pi\u00f9. La leggerezza non ha misura, gode della libera fruizione. Il salto \u00e8 un istante intermedio tra la certezza del peso, della terra e della sua solidit\u00e0, e il dubbio della mancanza e della perdita. Si crea lo spiazzamento tra l\u2019esperienza e l\u2019aspirazione. Tutto pu\u00f2 essere ancora desiderato e pu\u00f2 nascere la pi\u00f9 alta forma di amore.<\/p>\n<p>La leggerezza si dipana lentamente a discapito di quell\u2019istante iniziale in cui il salto \u00e8 avvenuto, non pu\u00f2 avere alcuna fretta proprio per consentirne il godimento. La pesantezza ha i suoi tempi scanditi e predefiniti, \u00e8 assoggettata alla schedulazione, al cinismo della programmazione. Il peso induce il movimento del pendolo eppure non consente deviazioni da quella oscillazione. Il coraggio necessario al salto finale sta proprio nel superamento di ogni ordine precostituito, nella scrittura di una norma esogena al destino. Il peso determina la fine della storia e dunque la morte. La leggerezza \u00e8 l\u2019inizio della vita e non pu\u00f2 che essere un atto di amore, la pi\u00f9 alta forma di coraggio. L\u2019unione di due mancanze come potr\u00e0 mai creare qualcosa di diverso dal vuoto ? In tale vuoto ogni parola novella potr\u00e0 essere pronunciata e per suo tramite ogni nuova storia potr\u00e0 essere raccontata. Il distacco dalla terra pu\u00f2 anche essere doloroso e, come ogni privazione, generare una iniziale sofferenza. Tuttavia ogni dolore lascia un vuoto che potr\u00e0 essere occupato nuovamente, oppure lasciato disponibile all\u2019altro che viene.<br \/>\nL\u2019assenza di peso prepara le condizioni per l\u2019accoglienza, dispone ogni recesso della nostra anima all\u2019ingresso della luce. Ogni protezione \u00e8 caduta, ogni difesa \u00e8 venuta meno. Tutto \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile. Questo \u00e8 il coraggio della scelta. L\u2019offerta di s\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 pesante delle scelte e la pi\u00f9 grande privazione. La leggerezza non \u00e8 per tutti e richiede una grande consapevolezza. Nessuno potr\u00e0 confonderla con la superficialit\u00e0, giacch\u00e9, pur veleggiando in superficie, avr\u00e0 piena contezza dell\u2019abisso che la minaccia e tuttavia nessun timore verr\u00e0 a corrugarne la fronte, intenta come \u00e8 a dialogare amabilmente con la sua amata compagna, la follia.<\/p>\n<p>L\u2019uomo in piena leggerezza se ne va per il mondo consapevole di chi lo accompagna, ma ignaro di quale sar\u00e0 il nuovo incontro che gli far\u00e0 comporre il prossimo verso d\u2019amore. Quale poesia in quel volo, quale coraggio !<br \/>\nL\u2019uomo leggero \u00e8 felice. Il futuro avr\u00e0 le sue sembianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Pasquale Esposito<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nulla ha maggior peso della leggerezza, nulla richiede una forza superiore. Per contrastare ci\u00f2 che ci attira irrimediabilmente verso la terra dobbiamo essere capaci di privarci del fardello che il nostro io ci impone. 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