{"id":46957,"date":"2023-04-15T14:27:19","date_gmt":"2023-04-15T13:27:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=46957"},"modified":"2023-04-26T18:35:13","modified_gmt":"2023-04-26T17:35:13","slug":"la-persona-e-il-sacro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=46957","title":{"rendered":"La persona e il sacro"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 2058px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static-cdn.sr.se\/images\/503\/6d20f344-c219-40fc-8f81-e7061b3f4ccf.jpg?preset=2048x1152\" alt=\"Simone Weil visar hur vi sl\u00e5r rot i andra 31 januari 2019 kl 06.01 - OBS | Sveriges Radio\" width=\"2048\" height=\"1152\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Simone Weil 1909\u20131943. From Wikimedia Commons.<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per comprendere meglio il pensiero di Simone Weil, filosofa e attivista francese vissuta a cavallo tra la prima e la seconda Guerra mondiale (1909-1943), dobbiamo guardare alla sua breve vita che rispecchia fedelmente la fioritura delle idee.<\/p>\n<p>Intellettualmente precoce, Weil ha espresso consapevolezza sociale fin dalla tenera et\u00e0. Dopo gli studi in filosofia, filologia classica e scienze, Weil insegn\u00f2 a sua volta filosofia in diverse scuole femminili dal 1931 al 1938 venendo spesso coinvolta in conflitti con i consigli scolastici a causa del suo attivismo sociale (per saperne di pi\u00f9 leggi <a href=\"http:\/\/(https:\/\/www.britannica.com\/biography\/Simone-Weil).\">qui<\/a> ).<\/p>\n<p>Per studiare gli effetti del lavoro industriale, inizi\u00f2 a lavorare in una fabbrica di automobili tra 1934-1935. Nel 1936 si un\u00ec ad un&#8217;unit\u00e0 anarchica vicino Saragozza, in Spagna, ma fu presto costretta a ritirarsi a causa di un incidente che le procur\u00f2 una grave ustione.<\/p>\n<p>Weil ha lottato durante la sua breve vita contro i limiti impostile da una salute estremamente cagionevole, dalle sue fobie e da una societ\u00e0 maschilista e razzista, riuscendo a trasformarli in un terreno fecondo tutt\u2019oggi non sufficientemente attenzionato.<\/p>\n<p>Quando si parla di Simone Weil, si metteno insieme ebraismo e cattolicesimo, ma anche \u00a0attivismo, misticismo, femminismo, insomma si viene posti di fronte ad un inusuale sodalizio che distrae dalla finezza del pensiero filosofico se non colto nella sua unit\u00e0.<\/p>\n<p>Recentemente ho riletto \u201cLa persona e il sacro\u201d un saggio pubblicato da Adelphi nel 2012 ed ho provato ad ascoltare le parole di Weil, cercando di non farmi condizionare dall\u2019immaginario costruitole intorno, che la nasconde piuttosto che rivela.<\/p>\n<p>Fin dalle prime righe si evince che la riflessione di Weil scaturisce non solo da una profonda conoscenza storica, filologica, filosofica e letteraria, ma da una profonda esperienza personale che non ha assolutamente nulla di mistico.<\/p>\n<p><em>\u201cLei non m\u2019interessa\u201d. Un uomo non pu\u00f2 rivolgere queste parole a un altro uomo senza commettere una crudelt\u00e0 e ferire la giustizia.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cLa sua persona non m\u2019interessa\u201d. Queste parole possono essere pronunciate in una conversazione affettuosa tra buoni amici senza ferire quell che vi \u00e8 di pi\u00f9 delicatamente suscettibile nell\u2019amicizia.<\/em><\/p>\n<p><em>Allo stesso modo si pu\u00f2 dire senza degradarsi: \u201cLa mia persona non conta\u201d, ma non: \u201cIo non conto\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 la dimostrazione che il vocabolario della moderna corrente di pensiero detta personalista \u00e8 erroneo. <\/em><em>E in questo ambito, l\u00e0 dove vi \u00e8 un grave errore di vocabolario, \u00e8 difficile che non vi sia un grave errore di pensiero. (p. 11)<\/em><\/p>\n<p>Weil invita subito i suoi lettori a riflettere sui limiti del significato di persona secondo l\u2019interpretazione data dalla corrente di pensiero personalista. Si tratta di un concetto troppo astratto, \u201cimpossibile da definire\u201d:<\/p>\n<p><em>\u201cEcco un passante: ha lunghe braccia, occhi celesti, una mente attraversata da pensieri che ignoro, ma che forse sono mediocri. <\/em><em>Ci\u00f2 che per me \u00e8 sacro non \u00e8 n\u00e8 la sua persona n\u00e8 la persona umana che \u00e8 in lui. <\/em><em>\u00c8 lui. Lui nella sua interezza. <\/em><em>Braccia, occhi, pensieri, tutto. Non arrecherei offesa a niente di tutto questo senza infiniti scrupoli. Se quello che vi \u00e8 di sacro in lui per me fosse la persona umana, potrei cavargli gli occhi facilmente. Una volta cieco, sar\u00e0 una persona umana esattamente come prima. Non avr\u00f2 affatto colpito la persona umana che \u00e8 in lui. Avr\u00f2 soltanto distrutto i suoi occhi.\u201d (p.12)<\/em><\/p>\n<p>Non facciamoci ingannare dall\u2019uso della parola \u201dsacro\u201d. \u00c8 vero che Weil proviene da una famiglia di origine ebraica, \u00e8 vero che si avviciner\u00e0 alla Chiesa cattolica (senza mai aderirvi!), ma \u00e8 altrettanto vero che non aderir\u00e0 a nessuna delle due. Weil \u00e8 una filologa e le parole hanno per lei un peso etimologico e storico. <a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=46929\">Sacro<\/a> \u00e8 quindi qualcosa di separato, inaccessibile, intoccabile perch\u00e8 appartenente ad una sfera diversa. Di fronte al sacro tre atteggiamenti sono possibili, ma solo due sono dovuti: il rispetto e l\u2019adorazione (nel caso lo si consideri come appartenente alla sfera del divino). Il terzo, l\u2019incredulit\u00e0, seppur legittima, \u00e8 quella dalla quale poi nasce il disprezzo che ha come conseguenza la persecuzione e la distruzione.<\/p>\n<p>Poich\u00e8 qui Weil non parla di un tempio, di una religione, della persona umana in generale o di un qualsiasi concetto astratto, ma di te precisamente, con i tuoi occhi e le tue braccia, i tuoi pensieri mediocri o eccellenti, devi ammettere che il discorso non pu\u00f2 lasciarti indifferente.<\/p>\n<p>Ma che cos`\u00e8 questo \u201csacro\u201d in te che Weil cos\u00ec ardentemente difende?<\/p>\n<p><em>\u201cDalla prima infanzia sino alla tomba qualcosa in fondo al cuore di ogni essere umano, nonostante tutta l\u2019esperienza dei crimini compiuti, sofferti e osservati, si aspetta invincibilmente che gli venga fatto del bene e non del male. \u00c8 questo, anzitutto, che \u00e8 sacro in ogni essere umano. Il bene \u00e8 l\u2019unica fonte del sacro\u201d. (p. 13)<\/em><\/p>\n<p>Weil non dice che il bene \u00e8 il sacro, ma l\u2019unica fonte del sacro. Cos\u00ec dicendo non lo limita, volutamente non lo definisce, perch\u00e8 come si potrebbe limitare e definire qualcosa che \u00e8 allo stesso tempo universale e particolare, unico come ciascuno di noi lo \u00e8?<\/p>\n<p><em>&#8220;Solo il bene e ci\u00f2 che \u00e8 relativo al bene \u00e8 sacro&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>Si tratta di una nozione che potremmo definire &#8220;a cascata&#8221;, alla quale altre nozioni sono relate. Questa invincibile aspettativa di bene \u00e8 in te e in me ed in ogni essere umano. Io aggiungerei in ogni essere. Ci si aspetta e si spera sempre di riceverlo, anche quando si \u00e8 stati vittime, testimoni o causa di ingiustizie.\u00a0 Weil afferma che questa giustizia \u00e8 \u201cimpersonale\u201d poich\u00e8 non \u00e8 legata al ruolo che l&#8217;individuo assume nella societ\u00e0 (<a href=\"https:\/\/www.emerald.com\/insight\/content\/doi\/10.1108\/JD-10-2022-0227\/full\/html\">Foderaro, 2023<\/a>) e non \u00e8 legata ai diritti riconosciuti e acquisiti tramite la legge (Andrew, 1986).<\/p>\n<p>Ogni essere umano \u00e8 inviolabile ed ha l&#8217;obbligo di riconoscere in s\u00e8 e negli altri quel bene che lo rende tale.<\/p>\n<p>Questo comporta delle responsabilit\u00e0 perch\u00e8 <em>\u201cChi \u00e8 penetrato nell\u2019ambito dell\u2019impersonale vi trova una responsabilit\u00e0 nei confronti di tutti gli esseri umani\u201d (p. 22).<\/em><\/p>\n<p>E questa responsabilit\u00e0 consiste nell\u2019operare affinch\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 inviolabile in te, venga protetto e rispettato anche negli altri, altrimenti l\u2019essere umano sprofonda nella \u201csventura\u201d:<\/p>\n<p><em>\u201cLa sventura \u00e8 un meccanismo che stritola l\u2019anima; l\u2019uomo che vi rimane catturato \u00e8 come un operario ghermito dai denti di una macchina. Non \u00e8 niente di pi\u00f9 che una cosa lacerata e sanguinolenta.\u201d (p. 43)<\/em><\/p>\n<p>Questo paragone ci ricorda che Weil non scrive o ragiona per sentito dire, ma che alla base della sua filosofia vi \u00e8 un vissuto, fatto di studi e di ricerca, di lavoro nella scuola e in fabbrica, fatto di malattia e di sventura perch\u00e8 come lei stessa scrive:<\/p>\n<p><em>\u201cAscoltare qualcuno significa mettersi al suo posto mentre parla. Mettersi al posto di un essere la cui anima \u00e8 mutilata dalla sventura, o in pericolo imminente di esserlo, significa annientare la propria anima. (\u2026) Cos\u00ec gli aventurati non trovano ascolto.\u201d (p. 44)<\/em><\/p>\n<p>Ma se Weil \u00e8 stata capace di ascoltarne la voce, o meglio il \u201cgrido muto\u201d, non \u00e8 grazie ad un\u2019estasi mistica, anche se per molti \u00e8 consolatorio pensarlo, ma perch\u00e8 \u00e8 stata capace di prestare attenzione all&#8217;altro ed ha fatto esperienza della sventura in prima persona.<\/p>\n<p>Weil ci ricorda che non ci sono giustificazioni per l&#8217;indifferenza verso gli altri: ignorare l&#8217;altro \u00e8 ignorare se stessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Antonella Foderaro<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Andrew, E. (1986), \u201cSimone Weil on the injustice of rights-based doctrines\u201d, The Review of Politics,<br \/>\nVol. 48 No. 1, pp. 60-91, doi: 10.1017\/S0034670500037517<\/p>\n<p><a class=\"font-weight-light link-dark\" title=\"Antonella Foderaro\" href=\"https:\/\/www.emerald.com\/insight\/search?q=Antonella%20Foderaro\" rel=\"nofollow\">Foderaro, A.<\/a>\u00a0(2023), &#8220;On impersonal justice: libraries&#8217; neutrality as an act of change&#8221;,\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.emerald.com\/insight\/publication\/issn\/0022-0418\">Journal of Documentation<\/a><\/i>, Vol. ahead-of-print No. ahead-of-print.\u00a0<a class=\"intent_doi_link Citation__identifier__link\" title=\"DOI: https:\/\/doi.org\/10.1108\/JD-10-2022-0227\" href=\"https:\/\/doi.org\/10.1108\/JD-10-2022-0227\">https:\/\/doi.org\/10.1108\/JD-10-2022-0227<\/a><\/p>\n<p>Weil, S. (1986), \u201cHuman personality\u201d, in Miles, S. (Ed.), Simone Weil: An Anthology, Penguin Books,<br \/>\nLondon, pp. 69-98, https:\/\/antilogicalism.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/weil-anthology.pdf<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Per comprendere meglio il pensiero di Simone Weil, filosofa e attivista francese vissuta a cavallo tra la prima e la seconda Guerra mondiale (1909-1943), dobbiamo guardare alla sua breve vita che rispecchia fedelmente la fioritura delle idee. Intellettualmente precoce, Weil ha espresso consapevolezza sociale fin dalla tenera et\u00e0. 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