{"id":457,"date":"2012-04-08T09:17:51","date_gmt":"2012-04-08T08:17:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=457"},"modified":"2019-04-21T09:26:49","modified_gmt":"2019-04-21T08:26:49","slug":"cinesofia-la-nave-pirata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=457","title":{"rendered":"CineSofia: La nave pirata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=458\" rel=\"attachment wp-att-458\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-458\" title=\"Locandina\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Locandina-425x600.jpg\" alt=\"\" width=\"425\" height=\"600\" \/><\/a><em><strong>Ultimo tango a Parigi<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>La nave pirata<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Ci sono film che si ricordano e altri che si dimenticano perch\u00e9 immersi in troppi fraintendimenti o interpretazioni. <strong><em>Ultimo tango a Parigi<\/em><\/strong> \u00e8 una bellissima pellicola di Bernardo Bertolucci girata nel 1972 e interpretata da un grandissimo Marlon Brando. La storia \u00e8 ambientata in una Parigi distratta, cornice della relazione tra Paul e Jeanne, due sconosciuti senza nome \u201c<em>sospesi<\/em>\u201d in un appartamento da affittare. Il titolo di questo CineSofia \u00e8: <strong><em>La nave pirata<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile saper governare le proprie paure perch\u00e9 quello che non possiamo definire, nominare ci spaventa. Il linguaggio (s)fortunatamente \u00e8 corso in nostro aiuto e cos\u00ec ogni cosa non solo ha assunto una forma identificabile ma addirittura un contenuto preciso. Tuttavia, i contenuti possono proiettare impulsi, desideri che non hanno nulla a che fare con il loro senso pi\u00f9 vero. La parola plasma, protegge le cose da ogni possibile alterit\u00e0 assegnando alla follia il ruolo di critico sgradevole cos\u00ec il rifugio pi\u00f9 sicuro si delinea nel \u201cchiamare\u201d, nel ri-conoscere concetti, persone, mondo in uno schema fedele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>I nomi hanno un sapere?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Non so come chiamarti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Non ho nome.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Vuoi sapere il mio?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: No, no sta zitta, non dire niente, io non voglio sapere come ti chiami, tu non hai nome, io nemmeno, nessun nome, qua dentro non ci sono nomi, non esistono nomi, capito?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Lei \u00e8 pazzo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Forse lo sono per\u00f2 non voglio sapere niente di te, non voglio sapere dove abiti, con chi abiti o da dove vieni, non voglio sapere niente, niente di niente, siamo intesi?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Mi fa paura.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Niente. Noi c\u2019incontriamo senza sapere niente di quello che siamo fuori di qui, d\u2019accordo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Ma perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Eh perch\u00e9, perch\u00e9 non abbiamo bisogno di nomi qui dentro, capisci? Dimenticheremo tutto ci\u00f2 che sappiamo, tutto, cose, persone, gli altri, tutto ci\u00f2 che siamo stati, gli amici, la casa, dobbiamo dimenticare ogni cosa, ogni cosa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Non so, ci riusciremo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Non lo so, hai paura?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: No.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=459\" rel=\"attachment wp-att-459\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-459\" title=\"mini_ultimotango\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/mini_ultimotango-600x281.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/mini_ultimotango-600x281.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/mini_ultimotango-300x140.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/mini_ultimotango.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente ci leghiamo a nomi, a provocazioni e con idee nostalgiche rammentiamo ci\u00f2 che dimentichiamo con pi\u00f9 rapidit\u00e0 e superficialit\u00e0: le emozioni. Odori, suoni, contatti si dirigono sulla strada dei ricordi e ci illudiamo della parola, della possibilit\u00e0 che un nome possa far tornare quelle sensazioni passate. Dobbiamo costantemente vagare nell&#8217;incertezza del nostro credo, della nostra fede verso le immagini che popolano la mente, quelle che abitano e circolano come viandanti nel fiume dei pensieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Avrei voglia di inventare un nome per te.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Un nome? Ahhh Dio mi hanno chiamato con milioni di nomi nella mia vita ma che ci faccio con un nome, mille volte meglio un suono, un verso, un grugnito invece di un nome.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il tempo quantifica i ricordi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la nascita pu\u00f2 considerarsi un inizio e l\u2019esistenza un magazzino di esperienze perch\u00e9 il nostro percorso si arena su modelli che si ripetono? Abbiamo elaborato delle strutture linguistiche-concettuali per difenderci dai nostri limiti, per ricordare a noi stessi che possiamo incappare nell\u2019errore del dimenticare. Siamo materia che invecchia, che si esaurisce nel tempo, tuttavia possiamo attestare le nostre orme nelle parole, nelle immagine, nelle cose, nelle persone.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=460\" rel=\"attachment wp-att-460\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-460\" title=\"874-maria schneider\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/874-maria-schneider.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/874-maria-schneider.jpg 500w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/874-maria-schneider-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/874-maria-schneider-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Vedi la mia infanzia \u00e8 legata a una quantit\u00e0 di odori, la muffa dei muri, odore di bucato, di marmellata, c\u2019erano sempre bambini che venivano a giocare nella mia giungla, correvano dalla mattina alla sera \u2026 \u00e8 davvero un delitto invecchiare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo rivolgere lo sguardo in diverse direzione ma quello che divide il nostro respirare in un sospirare \u00e8 quello rivolto al passato. Quanti sorrisi smorzati dai giochi inventati, quante lacrime versate nei no incomprensibili e cos\u00ec i suoni sembrano strani guardiani, soldatini a difesa di fortezze ormai chiuse in scatole di cartone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Che cosa strana \u00e8 guardare dietro di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La solitudine ci basta?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla pu\u00f2 appagarci realmente, nulla pu\u00f2 bastarci fino in fondo perch\u00e9 ci\u00f2 significherebbe arrestare la nostra curiosit\u00e0 di conoscere. La solitudine \u00e8 per lo pi\u00f9 una condizione di arresto, di riflessione che c\u2019investe senza indecisioni. I legami non si sciolgono nelle separazioni o nelle fughe ma nei lontani luoghi del respingere. Ci\u00f2 che viene rifiutato ci lascia inevitabilmente soli, con noi stessi, con il mondo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=461\" rel=\"attachment wp-att-461\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-461\" title=\"immagine_ultimo-tango-a-parigi_18955\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/immagine_ultimo-tango-a-parigi_18955-600x337.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/immagine_ultimo-tango-a-parigi_18955-600x337.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/immagine_ultimo-tango-a-parigi_18955-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/immagine_ultimo-tango-a-parigi_18955.jpg 864w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: La tua solitudine \u00e8 pesante, non \u00e8 mica indulgente, non \u00e8 mica generosa, sei un egoista \u2026 anch\u2019io so bastare a me stessa, lo sai?<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Dobbiamo inventare per non morire?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 terribile dover smettere di volare, planare non per mancanza di entusiasmo ma perch\u00e9 la logicit\u00e0, il risolvere problemi si \u00e8 impossessato di noi. \u00c8 terribile dover mangiare un gelato senza sporcarsi il viso, dover resistere ai vuoti d\u2019aria ma bisogna esseri seri e pelosi e saper inventare per non morire, per trasformare il caso in destino. Siamo adulti cosa potremmo desiderare di pi\u00f9? Siamo ci\u00f2 che ci \u00e8 stato dato fin dal nostro concepimento: esseri che sognano, volano in picchiata verso destini ignoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: A me non piace ci\u00f2 che muore, finisce, bisogna che cominciamo qualcosa di nuovo, insieme, subito, subito \u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Trasformeremo il caso in destino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: Ecco stai decollando, vola, vola ci sei, hai superato le nuvole, sei in cielo, stai planando, risali \u2026 scendi in picchiata, gi\u00f9, gi\u00f9, fuori il carrello \u2026 Jeanne che succede? Un vuoto d\u2019aria?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Che succede?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: Eppure il cielo sembrava sereno, non possiamo pi\u00f9 giocare cos\u00ec, ormai non siamo pi\u00f9 bambini, siamo adulti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Adulti? \u00c8 terribile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: S\u00ec, \u00e8 terribile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: Eh, gli adulti cosa fanno?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: Ah io non so, mah gli adulti, dovremmo inventare i gesti, le parole, gli adulti per esempio \u2026 comunque una cosa \u00e8 certa e cio\u00e8 che gli adulti sono calmi, seri, logici, pelosi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: S\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: Rilassati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: S\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tom: E risolvono tutti i problemi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jeanne: S\u00ec, s\u00ec, s\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe bello ri-cominciare quello che svanisce dietro le nostre spalle ma quando qualcosa si esaurisce, finisce, non lascia margini di ri-nascita se non nel nostro cuore. Il forziere dei ricordi \u00e8 sempre l\u00ec con noi a rammentarci che quel nome non ci ha spaventato e che nonostante la seriet\u00e0 della nostra condizione, abbiamo ancora un destino da accogliere.<\/p>\n<p><em>Jeanne: \u00c8 finita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paul: Quando una cosa finisce, si ricomincia da capo, no?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Francesco Colia<\/strong><\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=462\" rel=\"attachment wp-att-462\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-462\" title=\"photo-Le-Dernier-tango-a-Paris-Ultimo-tango-a-Parigi-1972-1\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/photo-Le-Dernier-tango-a-Paris-Ultimo-tango-a-Parigi-1972-1.jpg\" alt=\"\" width=\"472\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/photo-Le-Dernier-tango-a-Paris-Ultimo-tango-a-Parigi-1972-1.jpg 472w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/photo-Le-Dernier-tango-a-Paris-Ultimo-tango-a-Parigi-1972-1-236x300.jpg 236w\" sizes=\"auto, (max-width: 472px) 100vw, 472px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ultimo tango a Parigi La nave pirata \u00a0Ci sono film che si ricordano e altri che si dimenticano perch\u00e9 immersi in troppi fraintendimenti o interpretazioni. 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