{"id":393,"date":"2012-03-17T11:12:05","date_gmt":"2012-03-17T10:12:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=393"},"modified":"2012-03-17T11:12:05","modified_gmt":"2012-03-17T10:12:05","slug":"gli-occhi-del-cavallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=393","title":{"rendered":"Gli occhi del cavallo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<div id=\"attachment_394\" style=\"width: 411px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=394\" rel=\"attachment wp-att-394\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-394\" class=\"size-large wp-image-394\" title=\"dali_caballodetroya\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/dali_caballodetroya-401x600.jpg\" alt=\"\" width=\"401\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/dali_caballodetroya-401x600.jpg 401w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/dali_caballodetroya-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/dali_caballodetroya.jpg 669w\" sizes=\"auto, (max-width: 401px) 100vw, 401px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-394\" class=\"wp-caption-text\">Salvador Dal\u00ed<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella mattina Speusippo fu svegliato all&#8217;alba. Era andato a dormire da poco, quella notte avevano festeggiato nella taverna di Agoracrito. E c&#8217;era motivo per festeggiare: i greci se ne erano andati, l&#8217;assedio era finalmente finito. I grandi costruttori si erano arricchiti con la guerra, avevano avuto le ricche commesse per la manutenzione delle mura, ma per i piccoli artigiani come Speusippo era stata davvero dura; in tempo di guerra le famiglie risparmiavano, non avevavo i soldi per ristrutturare le loro case di citt\u00e0. Ora ci sarebbe stato lavoro per tutti: in quei dieci anni le case in campagna erano state abbandonate, ma adesso che i greci erano andati via, avrebbero potuto tornarci i troiani e naturalmente sarebbe stato necessario riparare i tetti. E in questo Speusippo era uno dei pi\u00f9 bravi della citt\u00e0. Era stato un bel giorno, la citt\u00e0 sembrava impazzita, tutti avevano voluto andare sulle mura per guardare verso la spiaggia, l\u00e0 dove c&#8217;era l&#8217;accampamento greco; adesso c&#8217;erano soltanto pezzi di legno, tende ormai inservibili, resti di bivacchi, i poveri gi\u00e0 pensavano cosa avrebbero potuto trovare tra tutto quel ciarpame. E poi c&#8217;era il cavallo, enorme, i quattro grandi tronchi che facevano da zampe, la cassa irregolare che doveva simulare il corpo; Speusippo pens\u00f2 che nel campo greco non ci fossero dei gran artigiani o che avevano dovuto lavorare molto in fretta &#8211; lui avrebbe sicuramente fatto meglio &#8211; le assi attaccate male, qualche chiodo non ben ribattuto, un lavoro da garzoni, insomma. Certo la testa del cavallo faceva paura &#8211; quella era davvero ben fatta, l&#8217;aveva fatta di sicuro un bravo artigiano, quegli occhi sembrava quasi ti guardassero, ti minacciassero. Speusippo giustific\u00f2 la principessa Cassandra che si era spaventata e che aveva chiesto, urlando, di non fare entrare il cavallo in citt\u00e0. Quella notte tutti nella taverna di Agoracrito si erano fatti beffe di quella ragazza viziata, ma lui non si sentiva di biasimarla: quegli occhi facevano davvero paura. Ma non era il momento di farsi prendere dalla preoccupazione: il peggio ormai era passato. Speusippo era vecchio, era quasi coetaneo del re Priamo, per quello non era stato richiamato alle armi. Lui e sua moglie Eginia avevano avuto soltanto due figli, due gemelli, proprio come i principi Troilo e Cassandra. Suo figlio era morto durante un attacco troiano al campo dei greci; sua figlia lavorava da tre anni in una conceria: la guerra richiede armature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella mattina Speusippo venne svegliato da un araldo inviato dal palazzo reale: tutti gli artigiani di Troia erano stati convocati per abbattere una parte delle mura della citt\u00e0, a fianco delle porte Scee, per permettere al cavallo di entrare in citt\u00e0. A Speusippo quell&#8217;idea proprio non piaceva: quel simulacro di legno poteva benissimo stare l\u00e0 dove si trovava, tra i resti del campo dei greci. E poi era sempre la stessa storia: i lavori di abbattimento delle mura erano a carico di tutti gli artigiani, che avrebbero dovuto lavorare gratuitamente; invece gli appalti per la loro ricostruzione sarebbero stati affidati, a carissimo prezzo, sempre alle solite grandi ditte. Comunque Speusippo non poteva certo disobbedire a un ordine reale. Si lav\u00f2 il viso, si vest\u00ec, svegli\u00f2 il giovane Menio, il garzone che viveva ormai con la sua famiglia da quando era rimasto orfano, prepar\u00f2 i suoi attrezzi. Salut\u00f2 sua moglie, avrebbe voluto dirle qualcosa di pi\u00f9, ma Menio lo incitava a partire, in strada c&#8217;era gi\u00e0 una gran confusione, non sembrava affatto che fosse ancora l&#8217;alba. Speusippo si ritrov\u00f2 alle porte Scee, salut\u00f2 qualche amico, vide molti che conosceva, not\u00f2 qualche suo concorrente con cui aveva litigato. C&#8217;era un grande entusiasmo, si respirava ancora l&#8217;aria di festa del giorno precedente; i principi Deifobo ed Enea si trovavano tra gli artigiani, per ringraziarli a nome del re. Speusippo dimentic\u00f2 ogni inquietudine e partecip\u00f2 della gioia di tutti: s\u00ec, la guerra era finita, bisognava ringraziare gli dei e onorarli attraverso quella bizzarra costruzione di legno. E poi avrebbero ricominciato a lavorare: Speusippo voleva soltanto risparmiare qualche soldo per assicurare una dote a sua figlia e poi lui ed Eginia si sarebbero ritirati in una piccola campagna alle pendici dell&#8217;Ida, una casetta che gli aveva lasciato suo padre con un po&#8217; di terra intorno; pens\u00f2 che appena finiti i lavori alle mura lui e Menio sarebbero andati a vedere in che condizioni era. Divisero gli artigiani in squadre, a Speusippo, per la sua esperienza, tocc\u00f2 la responsabilit\u00e0 di guidarne una incaricata di salire in cima alla porte Scee e di cominciare la demolizione dei camminamenti che si trovavano in cima alle mura, dove c&#8217;erano i posti di guardia. Il lavoro procedeva veloce: tutti volevano che il cavallo entrasse in citt\u00e0 il prima possibile. Speusippo da cos\u00ec in alto si trovava quasi di fronte al muso dell&#8217;animale, che intanto un&#8217;altra squadra di artigiani aveva avvicinato alle mura, in attesa che il varco fosse pronto. Quella testa di cavallo era davvero ben fatta: una volta a casa avrebbe provato a farne una copia, naturalmente pi\u00f9 piccola: sarebbe stato un regalo per sua figlia, una specia di portafortuna. Ora il cavallo era a pochissimi metri da Speusippo, che era come incantato da quegli occhi. Seguiva i lavori a lui affidati con attenzione, ma continuava ad osservare il cavallo. Erano oltre un centinaio gli uomini che lavoravano attorno alle mura e c&#8217;era un frastuono terribile: pietre che rotolavano, legni che si spezzavano, urla e comandi che si intrecciavano e si confondevano. Speusippo non sent\u00ec il rumore metallico che fece il cavallo quando una delle ruote su cui era trasportato si ruppe. Aiut\u00f2 Menio a staccare una trave e insieme cominciarono a farla scivolare verso il basso, facendo attenzione a che non colpisse qualcuno. Si gir\u00f2 nuovamente verso il cavallo, guard\u00f2 gli occhi della statua e all&#8217;improvviso vide che quegli occhi lo guardavano: al loro posto c&#8217;erano due visi che lo fissavano. Speusippo abbass\u00f2 lo sguardo e quando rialz\u00f2 il viso gli occhi del cavallo erano tornati al loro posto: due pezzi di legno nero. Speusippo cap\u00ec all&#8217;improvviso l&#8217;inganno ordito dai greci. Doveva dare l&#8217;allarme, doveva parlare con il principe Deifobo. Menio intanto staccava l&#8217;ultima trave, ma non si accorse di una pietra che stava cadendo su di lui. Speusippo invece la vide, si gett\u00f2 urlando su quel ragazzo che aveva visto crescere e a cui aveva insegnato il mestiere. Menio si ritrov\u00f2 gettato su una catasta di legna pronta per essere trasportata via e Speusippo fu colpito sul capo dalla pietra caduta da uno dei merli delle porte. Il corpo dell&#8217;artigiano fu lentamente fatto scendere dai camminamenti delle porte Scee, portato a spalla da Menio e dagli altri operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I guerrieri greci rimasero in silenzio dentro il cavallo, non osavano pi\u00f9 alzare le paratie che Epeo aveva messo al posto degli occhi del grande cavallo; da fuori non si sentiva pi\u00f9 alcun rumore, i lavori di abbattimento delle mura erano stati interrotti. Ulisse pens\u00f2 che ormai quel vecchio artigiano aveva gi\u00e0 dato l&#8217;allarme e che i guerrieri troiani si stavano preparando ad attaccare; bisbigli\u00f2 ai suoi uomini di stare pronti a tutto, se i troiani avessero appiccato il fuoco al cavallo si sarebbero dovuti gettare a terra e lanciarsi in un attacco disperato. Il silenzio fuori dal cavallo sembr\u00f2 durare un&#8217;eternit\u00e0. Poi lentamente Ulisse e i suoi uomini ricominciarono a sentire il rumore delle pietre spezzate; solo non si sentiva pi\u00f9 il vociare degli uomini che lavoravano. Tutti conoscevano Speusippo, a diversi di loro aveva insegnato il mestiere, non c&#8217;era molta voglia di scherzare dopo che lui era morto cos\u00ec, proprio quando la guerra era ormai finita e per salvare la vita di uno di loro. Al tramonto i lavori erano praticamente terminati, la squadra incaricata di trascinare il cavallo riusc\u00ec con fatica a completare il suo lavoro. Era ormai buio: il cavallo era finalmente entrato in citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Luca Billi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Quella mattina Speusippo fu svegliato all&#8217;alba. Era andato a dormire da poco, quella notte avevano festeggiato nella taverna di Agoracrito. 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