{"id":370,"date":"2012-03-09T15:27:49","date_gmt":"2012-03-09T14:27:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=370"},"modified":"2012-04-05T07:43:00","modified_gmt":"2012-04-05T06:43:00","slug":"il-dono-di-humboldt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=370","title":{"rendered":"Il dono di Humboldt"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_371\" style=\"width: 506px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=371\" rel=\"attachment wp-att-371\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-371\" class=\"size-large wp-image-371\" title=\"saul_bellow andrea ventura\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/saul_bellow-andrea-ventura-496x600.jpg\" alt=\"\" width=\"496\" height=\"600\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-371\" class=\"wp-caption-text\">Andrea Ventura - Saul Bellow<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro del premio Nobel per la letteratura nel 1975, Saul Bellow (1915-2005), intitolato <em>Il dono di Humboldt<\/em> (1975), \u00e8 un\u2019opera che si presta a diverse interpretazioni: letterarie, filosofiche, forse sociologiche. Leggendolo come una reale autobiografia di un personaggio che non esiste invece, possono sorgere nella mente alcune considerazioni che esulano dal contesto di un\u2019opera che comunque consiglio a tutti di leggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il protagonista del libro, o meglio, l\u2019oggetto del racconto dell\u2019io narrante (che \u00e8 l\u2019intellettuale Citrine), \u00e8 il poeta Humboldt Fleischer. Si tratta di un amico di Citrine, anzi, del suo maestro, un poeta morto anni prima, dopo essersi minato l\u2019animo e il fisico. Ecco, leggendo queste pagine \u00e8 scattata in me l\u2019idea, forse un po\u2019 usurata, della solitudine dell\u2019artista, che nel libro di Bellow \u00e8 ampiamente tratteggiata. La solitudine riguarda sia Humboldt, sia chi narra, ossia Citrine (e forse anche Bellow, possiamo supporre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da poco passato il 59\u00b0 anniversario del suicidio di Cesare Pavese. Edgar Allan Poe mor\u00ec a quarant\u2019anni nel 1849 fuori di s\u00e9. E poi molti artisti sono stati ubriaconi, tossici, suicidi e cos\u00ec via. Ma non \u00e8 tanto questo il punto; m\u2019interessa sfiorare la questione del ripresentarsi, oggi, nell\u2019epoca contemporanea, della tecnologia, dell\u2019informatica, del consumismo, del problema della funzione del poeta. Siamo nell\u2019epoca dei festival di letteratura, dove anche i poeti hanno il loro spazio e i loro applausi. Pu\u00f2 essere corretta l\u2019idea di aprire le porte della poesia a un pubblico ampio, non esperto. Dall\u2019altro, lato, per\u00f2, questa modalit\u00e0 di esposizione della poesia, rivolta a un pubblico vasto ed eterogeneo, reca con s\u00e9 il rischio di una \u201cvolgarizzazione\u201d eccessiva dei temi e delle tecniche. E mi domando: dove si pu\u00f2 trovare oggi quel carattere della poesia che la individua come forma d\u2019arte che sa indicare un \u201coltre\u201d a chi legge, una sorta di opposizione alla realt\u00e0 comune, che non \u00e8 una fuga, bens\u00ec ricerca di quell\u2019universale che gi\u00e0 Aristotele indicava come il contenuto dell\u2019opera poetica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di questioni che richiederebbero centinaia di pagine. E allora torniamo, anche qui sinteticamente, a domandarci qual \u00e8 oggi la funzione della poesia. \u00c8 la questione delle questioni, e dir\u00f2 solo due parole rapide. Io credo che solo il porsi la questione della \u201cfunzione\u201d di un poeta distrugga l\u2019immagine del poeta stesso. La poesia non \u201cserve\u201d, non ha utilizzazioni pratiche, n\u00e9 finalit\u00e0 materiali. Questo non significa che la poesia abbandoni la realt\u00e0, tutt\u2019altro; la famosa espressione \u201carte per l\u2019arte\u201d (la frase di T. Gauthier) non \u00e8 un dogma, perch\u00e9 attraverso l\u2019arte si pu\u00f2 combattere, ci si pu\u00f2 in ogni caso spendere per un\u2019idea, ma l\u2019arte in s\u00e9 non serve a nulla. Questa \u00e8 una prima convinzione che dovrebbe stare nelle nostre teste. Poi possiamo applaudire il poeta che recita in piazza, andando a casa colmi di quell\u2019indefinibile soddisfazione che deriva dal profumo dell\u2019arte. E per una volta mi viene voglia di citare il controverso Ezra Pound, allorch\u00e9 scrive: \u201cL\u2019arte non chiede mai a nessuno di fare nulla, di pensare nulla, di essere nulla. Esiste come esiste l\u2019albero, si pu\u00f2 ammirare, ci si pu\u00f2 sedere alla sua ombra, si possono coglierne banane, si pu\u00f2 tagliarne legna da ardere, si pu\u00f2 fare assolutamente tutto quel che si vuole\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saul Bellow scrive nel suo libro: \u201cI poeti sono amati, ma solo perch\u00e9 non sanno stare al mondo\u201d, aggiungendo che \u00e8 grazie a loro che il resto del mondo sopporta il cinismo a cui la vita lo costringe o a cui l\u2019esistenza lo invita. Un poeta come Humboldt esiste perch\u00e9 deve portare su di s\u00e9 lo \u201csporco\u201d del mondo, la sozzura che le persone normali incontrano, producono o subiscono e che non sanno cancellare. Il poeta redime il mondo, soffrendo per le brutture degli altri. E cercando di lavarle via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora il poeta non serve davvero a nulla, e lo dimostrano le pagine pi\u00f9 pure delle poesie che amiamo. E poi: un poeta non sa operare un paziente, n\u00e9 guidare un aereo, progettare una casa o un ponte. Ma \u00e8 un\u2019entit\u00e0 che scrive e crea. E proprio qui c\u2019\u00e8 il riscatto del poeta, io direi, il nucleo centrale del libro di Bellow, almeno per come l\u2019ho letto io. Bellow lo dice chiaramente. Egli afferma, infatti, che il poeta non deve avere un\u2019identit\u00e0. L\u2019identit\u00e0 ci viene concessa dalla sfera sociale ed \u00e8 un\u2019etichetta che ci rende riconoscibili all\u2019esterno, nei nostri rapporti sociali e umani. Siamo operai, impiegati, insegnanti, professionisti, ingegneri, attori, musicisti, disoccupati e cos\u00ec via. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 un segno o un odore di riconoscimento. \u201cIl tuo cane ti riconosce\u201d, dice Bellow.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, gli uomini di grande valore (e non sempre gli artisti lo sono) sono un\u2019entit\u00e0, non si devono quindi limitare ad avere un\u2019identit\u00e0. Il poeta non ha alcuna identit\u00e0, intesa come etichetta sociale, come \u201cmaschera\u201d da indossare sempre, perch\u00e9 egli sa guardare dall\u2019alto quel \u201cqualcosa\u201d, magmatico e indefinito, che vive nel mondo. Egli dunque \u201c\u00c8\u201d un\u2019entit\u00e0, ovvero un uomo che non si perdona mai, che non \u00e8 indulgente con se stesso, perch\u00e9 ha nella testa la sua grandezza e, come un ossesso, sa che deve raggiungerla, a volte scarificare a lei la propria esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha semplicemente un\u2019identit\u00e0, e s\u2019accontenta di essa, \u00e8 pi\u00f9 indulgente con se stesso; probabilmente vive meglio, con maggiore calma, almeno in superficie: si siede sul suo divano, si versa da bere, guarda la TV, magari legge i poeti. Chi \u00e8 un\u2019entit\u00e0, invece, \u00e8 uno schiavo dell\u2019arte. \u201cUn\u2019entit\u00e0 \u00e8 una potenza impersonale che pu\u00f2 fare spavento\u201d, afferma Bellow. Ecco, il poeta dovrebbe imparare a spaventare gli altri, a mettere in crisi, a pungere le anime atrofizzate. Un destino davvero ingrato, ma irrinunciabile.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong><em>Giuseppe Barreca<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Il libro del premio Nobel per la letteratura nel 1975, Saul Bellow (1915-2005), intitolato Il dono di Humboldt (1975), \u00e8 un\u2019opera che si presta a diverse interpretazioni: letterarie, filosofiche, forse sociologiche. 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