{"id":331,"date":"2012-02-18T10:55:43","date_gmt":"2012-02-18T09:55:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=331"},"modified":"2012-02-18T10:55:43","modified_gmt":"2012-02-18T09:55:43","slug":"il-pesciolino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=331","title":{"rendered":"Il pesciolino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=332\" rel=\"attachment wp-att-332\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-332\" title=\"il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521-600x450.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/il-pesciolino-marlin-in-una-scena-di-alla-ricerca-di-nemo-119521.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><em>(Immagine Alla Ricerca di Nemo)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era una volta un pesciolino che viveva nell\u2019oscurit\u00e0 degli abissi profondi. Era talmente fondo che tutto attorno era buio e tenebra. Era nato su quel fondale, lontano miglia e miglia dalla superficie di qualcosa che non sapeva nemmeno immaginare. Certo non era facile vivere al buio, ma per il pesciolino era l\u2019unico mondo che conosceva e quindi non sapeva immaginare nulla di meglio; ed era felice per la semplice ragione di essere vivo. In quell\u2019oscurit\u00e0 l\u2019esistenza di un mondo altro da lui si basava sulla semplice percezione. Infatti lui sentiva che attorno non c\u2019era il nulla. Era capitato pi\u00f9 volte, infatti, di scontrarsi contro \u201ccose\u201d. Ormai capitava sempre pi\u00f9 raramente, ma solo perch\u00e9 aveva imparato ad evitarle, seguendo un\u2019improbabile mappa che nella sua mente si era costruito negli anni. Anni? O Mesi? Oppure giorni? Impossibile averne un\u2019idea precisa. Anche i ricordi erano molto semplici legati a pensieri, bisogni, o movimenti percepiti attorno a lui. Movimenti s\u00ec. Il pesciolino ricorda ancora quando qualcosa lo sfior\u00f2 causando uno spostamento di corrente. Un altro pesce pi\u00f9 grande di lui? Forse. Cos\u00ec come si ricorda ancora quando passando tra qualcosa che lui aveva mappato come una lieve alga (cos\u00ec la chiameremmo noi) e una roccia appuntita (ancora secondo il nostro linguaggio) si trov\u00f2, cosa mai successa prima, incastrato in qualcosa che fino ad un certo punto lo aveva lasciato passare, ma poi l\u2019aveva bloccato. Lottando disperatamente era riuscito a liberarsi da quella stretta. Una volta libero si era reso conto che lo spazio in cui di solito nuotava si era ridotto drasticamente. All\u2019inizio temette di essere stato mangiato; s\u00ec, come faceva lui con pezzetti pi\u00f9 piccoli che spesso si ritrovava in bocca; allo stesso modo la sorte era spettata anche a lui. Preso dal terrore cominci\u00f2 ad agitarsi picchiando ripetutamente contro barriere apparentemente infrangibili. Ricorda che lott\u00f2 a lungo, disperato, nuotando freneticamente in quello spazio cos\u00ec ristretto fino a ritrovarsi di nuovo incastrato. Con colpi decisi, terrorizzato dal dubbio di rimanere l\u00ec per sempre, riusc\u00ec a liberarsi. Riflett\u00e9 per molto tempo su quell\u2019accaduto. Non capiva perch\u00e9 in tutti quegli anni, o mesi o giorni di vita passando mille volte tra quell\u2019alga e quella roccia non fosse mai incappato in quella trappola. Pens\u00f2 tanto e intu\u00ec che qualcosa doveva essere cambiata. Cap\u00ec cos\u00ec che era diventato pi\u00f9 grande. Da quel giorno il pesciolino cominci\u00f2 a vivere un po\u2019 meno sereno, stando pi\u00f9 attento ai movimenti che percepiva attorno a s\u00e9, alle piccole onde diverse, alla sabbia che sentiva alzarsi e andargli negli occhi. Movimenti invisibili che indicavano che attorno a lui accadevano delle cose. Un altro episodio che non dimenticher\u00e0 mai fu quando si sent\u00ec colpire in testa da qualcosa che arriv\u00f2 dall\u2019alto e poi si abbandon\u00f2 sul fondale, alzando una manciata di terra. Talmente forte la botta che per pochi secondi, minuti o giorni rimase frastornato. Comunque questo era il mondo del pesciolino. Lui ci viveva bene. Ed era soddisfatto di avere un suo mondo. Altro non poteva sperare. Pi\u00f9 passava il tempo, per\u00f2, pi\u00f9 sentiva la stanchezza sopraggiungere. Le membra erano sempre pi\u00f9 stanche e percepiva una difficolt\u00e0 sempre maggiore a respirare. Non capiva cosa fosse ma sentiva proprio la fatica passargli addosso e spesso doveva fermarsi e riposare. E questo accadeva sempre pi\u00f9 spesso. Accadde poi, in uno strano giorno, proprio mentre stava riposando, all\u2019improvviso una forte onda fece capottare il pesciolino che si percep\u00ec sbalzato nel buio. L\u2019onda era stata talmente forte che a nulla era servito cercare di controllare la spinta ricevuta. Onde cos\u00ec forti che fecero spostare anche ci\u00f2 che stava attorno a lui urtandolo e inondando gli occhi e la bocca di terra. Questo movimento dell\u2019acqua prosegui per minuti, ore o giorni. Poi tutto torn\u00f2 alla normalit\u00e0. Il pesciolino frastornato non riusciva per\u00f2 a orientarsi avendo perso ogni punto di riferimento a lui noto. Non trovava pi\u00f9 la sponda vicino al sasso appuntito che gli permetteva di sapere che si trovava di fronte alla sua tana. Non riusciva pi\u00f9 a trovare quell\u2019alga e quel sasso che l\u2019avvisava di quella trappola; non incontrava pi\u00f9 quella strana parete molle che a volte gli permetteva, spingendo, di fare capriole divertenti. Non c\u2019era pi\u00f9 nulla attorno solo il buio, l\u2019acqua e la sabbia sotto di lui. Viveva nel nulla. Il terrore lo attanagli\u00f2. Senza questi piccoli punti di riferimento si sentiva in pericolo. Tutto questo accadde pi\u00f9 volte. Di nuovo cerc\u00f2 di dare una spiegazione e intu\u00ec che ci\u00f2 che gli stava attorno non era stabile e sicuro, ma pericoloso e soprattutto costantemente in cambiamento. E allora perse ogni serenit\u00e0 e inizi\u00f2 a vivere nell\u2019angoscia del buio che non gli permetteva di capire cosa stava succedendo. Dopo giorni, o ore o minuti accadde una cosa molto strana alla tenebra. Forse cominciava a non vederci pi\u00f9 bene. Forse era colpa di tutta quella sabbia negli occhi. Beh, di fatto non vedeva pi\u00f9 tutto quel buio. Insomma non sapeva spiegarsi quel calo della vista, di fatto il buio era meno buio. All\u2019inizio pens\u00f2 che fosse solo una sensazione ma poi, passati minuti, ore, giorni quella sensazione si fece sempre pi\u00f9 evidente. La tenebra non era pi\u00f9. E non poteva essere un problema di vista; no perch\u00e9, insomma non sapeva spiegarsi cosa, ma era come se notasse di spostarsi e non solo percependolo con il corpo. Il buio stava sparendo, svelando ci\u00f2 che attorno a lui prima esisteva solo nella sua testa. Svelando un corpo che fino a quel momento era solo pensiero. Allora cap\u00ec. Cap\u00ec che c\u2019era una fonte di chiarezza che arrivava da sopra la sua testa. Che penetrava gli abissi e illuminava il mondo fino a quel momento nascosto. Ma cap\u00ec che non era magia. Semplicemente la superficie dell\u2019acqua stava calando, l\u2019abisso in cui aveva vissuto stava prosciugandosi e probabilmente a breve (secondi, minuti, ore) si sarebbe prosciugato tutto. Un\u2019altra cosa che not\u00f2 era che da qualche tempo anche quel torpore che spesso lo attanagliava, quelle lunghe agonie in cui sembrava mancasse il respiro, stavano diminuendo. Si, insomma mentre il buio spariva lui cominciava a sentirsi meglio. Incomprensibilmente. E di colpo nuove onde che lo facevano turbinare. Ma non solo. D\u2019un tratto, dalla superficie strani pesci o forse noi le chiameremmo mani, si tuffarono affondando nella terra, afferrandola in grosse manciate e poi portandola via. Il pesciolino cercava di schivare questi pericoli. Pi\u00f9 questi portavano via la sabbia pi\u00f9 tutto diventava chiaro; pi\u00f9 diventava difficile guardare verso la superficie perch\u00e9 gli occhi si riempivano di spilli. Poi tutto fin\u00ec. Il pesciolino nuotava in questa acqua chiara tra fili verdi e sassolini. Tutto sembrava essersi fermato. Poi fu un semplice gesto inaspettato che non seppe spiegarsi \u00a0e in un attimo si trov\u00f2 preso da quelle mani, in un sorso d\u2019acqua. Sopra di lui due facce sorridenti di due bambini. Il pesciolino cominci\u00f2 a dimenarsi fino che cadde a terra. L\u2019acqua non c\u2019era pi\u00f9. Era tra fili d\u2019erba asciutti. Si dimenava attendendo la fine. Le ultime immagini che pensava di portarsi con se erano di piedi, e pi\u00f9 in l\u00e0 tanta sabbia nera raccolta, lattine, plastica, stracci, una bottiglia e altre cose nere e sporche. Cominci\u00f2 poi a sentire meno le forze. Cominci\u00f2 a sentire la fine. Furono le stesse mani che lo raccolsero e in un attimo torn\u00f2 a respirare. Di nuovo era tornato nell\u2019acqua in questo mondo nuovo, fatto di luce e libert\u00e0. Guard\u00f2 verso la superficie e vide due visi sorridenti che con le manine salutavano. Poi rest\u00f2 il sole. Si racconta anche che dopo qualche giorno con un gran tuffo entr\u00f2 in questo laghetto anche un altro pesce, ma si sa, si raccontano tante cose strane che \u00e8 difficile credere a tutto.<\/p>\n<p align=\"right\">\n<strong><em>Lorenzo Sacchi<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Immagine Alla Ricerca di Nemo) C\u2019era una volta un pesciolino che viveva nell\u2019oscurit\u00e0 degli abissi profondi. 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