{"id":1913,"date":"2019-11-01T09:35:45","date_gmt":"2019-11-01T08:35:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1913"},"modified":"2021-05-25T19:08:50","modified_gmt":"2021-05-25T18:08:50","slug":"la-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1913","title":{"rendered":"La sicurezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo invadere o essere invasi senza anteporre nessuno ostacolo cos\u00ec da capire quale sia il nostro grado di sicurezza. Gi\u00e0, ognuno di noi vuole sentirsi al sicuro ma allo stesso tempo avverte la necessit\u00e0 di esplorare, conoscere ci\u00f2 che gli \u00e8 pi\u00f9 estraneo. Il confine tra la nostra sicurezza e la paura dell\u2019ignoto provoca in noi diverse forme di difesa, a volte, violente e inaspettate. Siamo un corpo, una famiglia, una comunit\u00e0, un\u2019aggregazione ma non riusciamo ad essere un\u2019identit\u00e0 condivisa. Ci\u00f2 che mi rende sicuro spesso \u00e8 il privilegio ereditato del mio esistere casuale, il mio punto di raccolta spazio-temporale. Cerchiamo spesso protezione perch\u00e9 riteniamo la nostra ignoranza una forma di aggressione, una seducente e insospettabile debolezza che celiamo con tutto noi stessi. Abbiamo bisogno di convincerci che la soluzione migliore alle nostre fragilit\u00e0, sia la capacit\u00e0 di allontanare il nostro universo emotivo dal mondo e dalle persone che non reputiamo all&#8217;altezza della nostra fiducia. Qual \u00e8 quella linea immaginaria che possiamo cancellare senza incorrere nel terrore di essere risucchiati dal vortice del diverso? Il mio simile non deve essere necessariamente simile a me, se tutto fosse uno specchio non avremmo alcuna possibilit\u00e0 di cambiamento. Il cambiamento ci spaventa quando si accorda con l\u2019incertezza perch\u00e9 avere il coraggio di cambiare implica inevitabilmente il dovere cedere qualcosa del nostro essere. Tuttavia, il mio essere, ora, nell&#8217;esistere il tempo in cui si respira, non \u00e8 che un barricarsi nel posto pi\u00f9 oscuro e sicuro che si conosca: la mia percezione del sentire e ascoltare il mondo. Cos\u00ec la sicurezza si tramuta in una linea sottile, fluttuante, alla continua ricerca di un posto dove ancorare le proprie difese, i propri muri. Il disorientamento, provocato dal caos del mio non conoscere, non solo viene considerato un\u2019offesa alle apparenti certezze ma anche un\u2019opportunit\u00e0 per una nuova pelle, per una nuova casa. Cos\u2019\u00e8 una casa se non un disordine stanziante di un tempo costruito su ali danzanti? Possiamo invadere o essere invasi senza capire il nostro posto, la nostra casa nel mondo. Possiamo trincerarci, chiuderci, credere nella divisone tra ci\u00f2 che rassicura e ci\u00f2 che mette paura ma la sicurezza rester\u00e0 soltanto una piccola e gracile resa.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Francesco Colia<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Possiamo invadere o essere invasi senza anteporre nessuno ostacolo cos\u00ec da capire quale sia il nostro grado di sicurezza. Gi\u00e0, ognuno di noi vuole sentirsi al sicuro ma allo stesso tempo avverte la necessit\u00e0 di esplorare, conoscere ci\u00f2 che gli \u00e8 pi\u00f9 estraneo. 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