{"id":1663,"date":"2016-01-07T14:39:27","date_gmt":"2016-01-07T13:39:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1663"},"modified":"2021-05-25T19:22:09","modified_gmt":"2021-05-25T18:22:09","slug":"lavversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1663","title":{"rendered":"L&#8217;avversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole sono gettate al vento come perle, cos\u00ec si chiacchiera, troppo, dimenticando l&#8217;insostenibile curva del divenire, ruggine appassita di un dialogo vecchio e incomprensibile. Indossiamo incessantemente l&#8217;abito del ricevere, non facciamo prigionieri di doni, soltanto trascurabili lettere vuote che rivestono le nostre pareti spoglie, di grigi luned\u00ec. Contornati da fragili destini, crudeli arlecchini del camuffamento, rifiutiamo l&#8217;altro, lo ritagliamo come un nemico, stoffa consumata e mai apprezzata. Un buco nell&#8217;acqua esplode nel corpo, pietre cadute nella profondit\u00e0 dell&#8217;essere mentre i piedi si bagnano di enormi insicurezze. \u00c8 un&#8217;epoca di violenza, di disgregazione e frantumazione, le idee sono in estinzione e il dominio risiede non nella tecnica ma nella totale assenza di emozioni, nel trionfo dell&#8217;indifferenza e del perseverante egoismo. Vogliamo con estrema ferocia avere, individualismo esasperato dell&#8217;ottenere ad ogni costo ma l&#8217;azione porta alla reazione, stupida e spesso incondizionata. Le nostre pulsioni interne si diramano in punti pericolosi, oasi di oscurit\u00e0 represse celate in forme oppresse cos\u00ec quel tramonto di parole confuse si tinge di un mondo che non ci appartiene. Senza volerlo tutto sembra implodere nella ridondante domanda: cosa siamo? I sentieri percorsi sono lontani ricordi che quotidianamente catturano la nostra attenzione e sono immagini prepotenti. Si \u00e8 inequivocabilmente una costruzione del passato, un fiume di istruzioni stilate ad uso personale, assenze di un amore condizionato e talvolta esaltato. Non \u00e8 sufficiente esistere per resistere all&#8217;insensata voglia di vivere l&#8217;avvenire, l&#8217;accadere e il divenire. \u00c8 un&#8217;epoca di tendenza, di pregevoli dissonanze rivolte alla mescolanza di ogni genere. Tutti sono maledettamente immersi nel mondo del non-sapere ci\u00f2 che si \u00e8, del vedere ci\u00f2 che si \u00e8, nel conoscere ci\u00f2 che \u00e8. Non ruotiamo intorno al nostro sole perch\u00e9 avvinghiati ai nostri concetti spuri cos\u00ec la possibilit\u00e0 di essere si tramuta nella necessit\u00e0 di essere concedendo a noi solo l&#8217;ingrato compito di sopravvivere. Satelliti di un pianeta proibito, brilliamo di luce riflessa, carta stampata di un originale perduto nell&#8217;oblio del dovuto. Le parole sono raccolte da terra, sono pietre, preziose e nonostante ci\u00f2 le abbandoniamo. Sar\u00e0 per te un futuro? Sarai quello di pi\u00f9 puro che ti \u00e8 stato donato? Un buco nell&#8217;anima mentre il sofferente domandare viene ricoperto dalla vernice dell&#8217;andare.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Francesco Colia<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Le parole sono gettate al vento come perle, cos\u00ec si chiacchiera, troppo, dimenticando l&#8217;insostenibile curva del divenire, ruggine appassita di un dialogo vecchio e incomprensibile. Indossiamo incessantemente l&#8217;abito del ricevere, non facciamo prigionieri di doni, soltanto trascurabili lettere vuote che rivestono le nostre pareti spoglie, di grigi luned\u00ec. 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