{"id":1564,"date":"2015-03-27T15:12:49","date_gmt":"2015-03-27T14:12:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1564"},"modified":"2021-05-25T19:31:01","modified_gmt":"2021-05-25T18:31:01","slug":"la-straniera-politica-e-poetica-delle-donne-arabe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1564","title":{"rendered":"La straniera. Politica e poetica delle donne arabe"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1565\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0093.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1565\" class=\"size-large wp-image-1565\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0093-600x402.jpg\" alt=\"Marco Vacca\" width=\"600\" height=\"402\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1565\" class=\"wp-caption-text\">Marco Vacca http:\/\/www.marcovacca.com<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi scrisse per primo? Potrebbe sorprendere che fosse una donna, una donna sumera, il suo nome era Enheduanna, sacerdotessa e figlia del re Sargon di Akkad e visse circa tra il 2285 e il 2250 a.C. Stando alle iscrizioni poste dietro ad un antico disco di alabastro, Enheduanna \u00e8 il pi\u00f9 lontano autore noto al mondo, le cui opere sono state scritte in caratteri cuneiformi circa 4300 anni fa. Era sacerdotessa di Inanna, la dea della luna, ed \u00e8 proprio alla dea di cui praticava il sacerdozio che Enheduanna dedic\u00f2 la sua poesia. Al di l\u00e0 delle numerose leggende sorte intorno a questa figura, leggende che vedono la sacerdotessa in tale profondo rapporto con la sua divinit\u00e0, da ottenere da questa qualsiasi cosa chiedesse per il suo popolo, i versi di Enheduanna, spiccano per una caratteristica allora sconosciuta, l\u2019utilizzo della parola \u201dio\u201d, della prima persona, per giunta femminile, che spiega attraverso la poesia, la difficolt\u00e0 e anche la pena delle pratiche legate alla professione del culto di Inanna. Il risultato fu che il suo testo venne ritenuto sacro al punto che 500 anni dopo fu usato come esempio per l\u2019insegnamento dell\u2019arte dello scriba. Enheduanna e Lilith, queste due tra le figure femminili pi\u00f9 antiche che si ricordino, sono al centro della maggiore parte della poetica della poesia araba femminile contemporanea. Scrive Amal al-Juburi riferendosi a Enheduanna<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lei era il gioiello di Sargon,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ora \u00e8 sacerdotessa della frammentazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Urlate e non dimenticate,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>monumenti maledetti, <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>che il cuore di Enheduanna<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>era pi\u00f9 grande della<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>scrittura di questi tiranni. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Amal al-Juburi poetessa irachena nata nel 1967)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ma se nel caso della celebrazione di Enheduanna, per una poetessa contemporanea, si tratta dell\u2019esaltazione di un \u201cmetodo\u201d di promozione dell\u2019io creativo che lega la scrittrice a un processo di emancipazione femminile della donna islamica del tutto attuale, nel caso di Lilith, l\u2019attenzione dal metodo di emancipazione si sposta sull\u2019alto valore archetipico cui, Lilith, la prima sposa ripudiata da Adamo, finisce per suggerire in buona parte degli scritti a essa dedicati. Da non dimenticare poi che sia Inanna, che Lilith si legano entrambe simbolicamente alla luna, che con i suoi cicli rappresenta il lato femminile del creato. La prima ne \u00e8 la dea, cio\u00e8 la componente femminile visibile, cui la donna islamica, secondo la poesia che se ne fa portavoce, assurge a modello dal punto di vista dell\u2019emancipazione pratica, la seconda, Lilith, la luna nera \u00e8 la faccia di un\u2019intimit\u00e0 esistente e celata che la femminilit\u00e0 araba esalta attraverso molte voci contemporanee ma soprattutto tramite la sua poetessa pi\u00f9 significativa, Joumana Haddad<\/p>\n<div id=\"attachment_1566\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0094.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1566\" class=\"size-large wp-image-1566\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0094-600x402.jpg\" alt=\"Marco Vacca\" width=\"600\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0094-600x402.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Istambul-0094-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1566\" class=\"wp-caption-text\">Marco Vacca<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono Lilith, la tenebra femminile, non la tenebra luce. Nessuna interpretazione mi definisce, non mi piego ad alcun significato. La mitologia mi ha accusato di malvagit\u00e0, le donne mi hanno trattata da uomo; non sono la donna virile n\u00e9 la donna bambola. Sono il compimento della femminilit\u00e0 mancante. Non dichiaro guerra agli uomini, n\u00e9 rubo i feti dagli uteri delle donne, perch\u00e9 sono il demone ricercato, scettro della coscienza, sigillo dell\u2019amore e della libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Joumana Haddad poetessa libanese nata nel 1970) <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 sempre Joumana Haddad a dare con la poesia, attraverso il suo ultimo libro, <em>Ho ucciso Shahrazad<\/em>, la misura di un fraintendimento tutto occidentale riguardo la consapevolezza reale della donna araba, nonostante ancora in molti paesi del mondo islamico essa subisca una coercizione volta a celare se non a mortificare molteplici aspetti della sua femminilit\u00e0. Sottotitolando il libro \u201cConfessioni di una donna araba arrabbiata\u201d Haddad attacca le credenze e le leggende fomentate da una non conoscenza reale del mondo arabo, cos\u00ec vario e plurale, in riferimento alle donne, rivelando agli \u201cstranieri\u201d l\u2019autonomia, il giudizio, l\u2019intelligenza, l\u2019indipendenza di molte donne arabe di cui non si parla. Ma l\u2019impegno delle donne arabe riguardo l\u2019emancipazione della propria condizione non viene esercitato solo attraverso la poesia, come per esempio nel libro pubblicato da Rita El Khayat, intellettuale marocchina, candidata al Nobel per la pace nel 2008, che come accade sovente tra le donne colte dell\u2019islam, si \u00e8 occupata con impegno e profondit\u00e0 tanto di letteratura quanto di politica. Rita El Khayat \u00e8 stata la prima donna del mondo arabo a scrivere nel 1999 a un sovrano, Re Mohamammed VI, <em>Epistola di una donna a un giovane monarca<\/em>. Documento che in meno di due mesi \u00e8 stato tradotto in undici lingue. Il suo libro, <em>Cittadine del mediterraneo<\/em> \u00e8 una puntuale attestazione d\u2019amore per tutto ci\u00f2 che da secoli concerne la donna marocchina, nelle abitudini, nelle tradizioni, negli obblighi, nelle circostanze effettive del quotidiano, attraverso la spiegazione di parole, oggetti, cerimonie, usanze che sono descritti fin dal nome con occhio amorevole. La scrittura di questo libro \u00e8 propensa in ogni passaggio a una bellezza che rende a chi legge il servizio di rigenerare e restituire alla contemporaneit\u00e0 una tradizione mondata di quegli aspetti che la rendono troppo pesantemente contenitiva per i nuovi nati in quel contesto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questi ultimi anni si \u00e8 affermato che la condizione femminile \u00e8 in genere difficile. Io ho voluto rettificare questa posizione. Essere donna pu\u00f2 essere piacevole: le donne sono belle, ridono e scherzano. Raccontano e si raccontano, cantano e danzano. Si vestono di colori sgargianti e di molteplici riflessi cangianti. Amano i gioielli e sanno indossarli, la loro ricerca del piacere \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 una forma di bellezza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Rita El Khayat scrittrice marocchina, nata nel 1944) <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rita El Khayat, infatti \u00e8 semplicemente una donna che in queste pagine descrive alla figlia ci\u00f2 che ama che \u00e8 anche la condizione germinale della sua esistenza in vita in quanto figlia e nipote di donne marocchine. Per questo la sua scrittura assume una bellezza che va oltre l\u2019aspetto sociologico dell\u2019analisi dettagliata della cultura marocchina e a buon diritto prende il titolo di <em>Cittadine del mediterraneo<\/em>, indicando a chi legge al di l\u00e0 del Marocco, come sia possibile una cittadinanza restituita ai confini effettivi di se stessa, in qualsiasi ambito geografico culturale si trovi a mediare. Questo epocale <em>lavoro<\/em> di restituzione alla propria cultura che le intellettuali arabe stanno compiendo, assume un valore che supera l\u2019ambito strettamente legato al loro territorio per via dell\u2019impegno trasversale che quella poetica femminile evidenzia nel rivolgersi alla sua origine per esaltare nel presente la politica di un\u2019emancipazione che pu\u00f2 essere considerata esemplare, non solo dal punto di vista della condizione femminile e non solo dalle popolazioni arabe. Riflettendo infatti sull\u2019apparente estraneit\u00e0 di una cultura, pu\u00f2 accadere che essa coincida con il disagio, con lo straniamento anche inconscio che una diversit\u00e0 apparente finisce per suscitare. Ma se si pensa allo <em>straniamento<\/em> come termine con cui si indicano alcuni aspetti emotivi suscitati da \u201c<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Forma\">forme<\/a>\u201d altre, non si pu\u00f2 far a meno di pensarlo un movimento interiore anche capace di portare al di fuori di se stesso chi guarda a quelle forme estranee. Ci\u00f2 magari con il risultato auspicabile che istanze universali come quella dell\u2019emancipazione e del rispetto tra popoli, possano essere assunte nel proprio contesto culturale, in un punto di vista sulle cose presenti e attuali, sensibilmente pi\u00f9 ampio e inclusivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Viviana Scarinci<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Libri consigliati <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">AAVV, <em>Non ho peccato abbastanza<\/em>, Antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori, 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joumana Haddad, <em>il ritorno di Lilith<\/em> , L\u2019asino d\u2019oro edizioni, 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joumana Haddad <em>Ho ucciso Shahrazad<\/em>, Mondadori, 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rita El Khayat, <em>Cittadine del mediterraneo. Il Marocco delle donne,<\/em> Castelvecchi, 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi scrisse per primo? Potrebbe sorprendere che fosse una donna, una donna sumera, il suo nome era Enheduanna, sacerdotessa e figlia del re Sargon di Akkad e visse circa tra il 2285 e il 2250 a.C. Stando alle iscrizioni poste dietro ad un antico disco di alabastro, Enheduanna \u00e8 il pi\u00f9 lontano autore noto al &#8230; <span class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1564\">[Read more&#8230;]<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[109,110,121,122],"class_list":["entry","post","publish","author-admin","post-1564","format-standard","category-rivista","post_tag-lo-straniero","post_tag-rivista-2","post_tag-viviana-scarinci","post_tag-zoom"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1564","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1564"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1564\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46829,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1564\/revisions\/46829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1564"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1564"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1564"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}