{"id":1557,"date":"2015-03-25T15:32:32","date_gmt":"2015-03-25T14:32:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1557"},"modified":"2015-03-25T15:32:32","modified_gmt":"2015-03-25T14:32:32","slug":"i-volti-senza-nome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1557","title":{"rendered":"I volti senza nome"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1558\" style=\"width: 343px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1558\" class=\"size-large wp-image-1558\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-333x600.jpg\" alt=\"Aurelio Valentini\" width=\"333\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-333x600.jpg 333w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-166x300.jpg 166w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-768x1385.jpg 768w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-852x1536.jpg 852w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-1136x2048.jpg 1136w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Valentini-scaled.jpg 1420w\" sizes=\"auto, (max-width: 333px) 100vw, 333px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1558\" class=\"wp-caption-text\">Aurelio Valentini<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cLa coscienza dell&#8217;uomo \u00e8 soggettiva e pu\u00f2 non diventare mai obiettivamente cosciente di se, tranne che con lo sguardo fisso dell\u2019altro. Se la funzione della gente \u00e8 di essere come specchi per noi stessi, cos\u00ec \u00e8 anche per l&#8217;opera d&#8217;arte\u201e <\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><em><sup><strong>[1]<\/strong><\/sup><\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 mai capitato di sentirvi soli in mezzo ad una folla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggendo il testo a seguire non potrete che riconoscere le sensazioni descritte e ritornare con la memoria a quegli istanti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Sono in strada, una qualsiasi strada di una qualsiasi citt\u00e0, mi guardo intorno: giovani, anziani, gente del luogo, forestieri ,anche turisti; si muovono, si agitano, entrono ed escono dagli edifici, qualcuno gira l\u2019angolo e scompare, altri proseguono lungo la via e poi li perdo di vista, quelli che sembrano forestieri si guardano attorno alla ricerca<\/em> <em>di qualcosa che loro stessi non sanno.<\/em> <em>Mi soffermo ad osservare i pi\u00f9 vicini.<\/em> <em>Penso: questa \u00e8 l\u2019umanit\u00e0.<\/em> <em>Anch\u2019io sono uno di loro, appartengo all\u2019umanit\u00e0.<\/em> <em>Vorrei leggere nei loro volti quelli che sono i loro pensieri, i problemi, le ansie, le gioie, le paure.<\/em> <em>Forse ogni uomo ha gli stessi pensieri, le stesse ansie.<\/em> <em>Vorrei guardarmi allo specchio, non ho uno specchio, cerco una vetrina per vedere se fa da specchio onde potermi riflettere in esso. Forse ho il volto di ciascuno di loro, sicuramente ho gli stessi pensieri, le stesse preoccupazioni, le stesse ansie.<\/em> <em>Forse tutta l\u2019umanit\u00e0 pensa allo stesso modo.<\/em> <em>Ora cerco di guardare il volto di chi mi sta vicino: \u00e8 un ragazzo con uno zainetto sulla schiena; pi\u00f9 avanti vedo una ragazza, si ferma a guardare degli abiti esposti in vetrina. Ora che si \u00e8 fermata posso guardarla in volto. Per un attimo ho l\u2019illusione di poter scoprire ci\u00f2 che pensa e\u00a0 forse sul suo volto riesco a leggere il suo \u201cuniverso\u201d<\/em>. <em>Rifletto<\/em>: ciascuno di noi \u00e8 un universo. <em>Mi volto a cercare il ragazzo con lo zainetto. Non lo vedo pi\u00f9<\/em>, <em>\u00e8 scomparso in mezzo alla folla. Non esiste pi\u00f9. Non lo vedr\u00f2 pi\u00f9 per sempre, come se non fosse mai esistito.<\/em> <em>Anche la ragazza fra poco sparir\u00e0. Mancano pochi secondi e poi non esister\u00e0 pi\u00f9. Non sono riuscito a capire quali sono i suoi pensieri, ma cosa importa, fra poco non esister\u00e0 pi\u00f9.<\/em> <em>Quanti esseri viventi ogni giorno ti passano accanto per un attimo, contenitori di un intero universo di pensieri, di gioie, di sentimenti\u2026.. poi, inghiottiti nel nulla, svaniscono.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore di questo testo, Aurelio Valentini<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a>, \u00e8 anche l\u2019autore di dipinti che non soltanto visualizzano la moltitudine di sensazioni provocate dall\u2019incontro fugace con i passanti, ma che scavano fino nel profondo, raggiungendo emozioni che la mente cosciente non riesce ad elaborare e che le parole non possono descrivere. In <em>Per non tornare <\/em>del 2009, ci\u00f2 che vediamo \u00e8 una ragazza di spalle, un\u2019estranea che sembra andar via e di cui probabilmente non conosceremo mai niente di pi\u00f9 di ci\u00f2 che si vede e il cui ricordo andr\u00e0 confondendosi nel tempo con quello delle altre persone incrociate per caso. Approfondendo la lettura, noteremo che c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 in quello che non si vede che in ci\u00f2 che \u00e8 visibile: la ragazza \u00e8 sola, non c\u2019\u00e8 un legame, non un contatto, non un volto, in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 nulla, solo un bianco assoluto che circonda la figura. Il nulla \u00e8 la negazione della materia e non a caso in alcune culture \u00e8 il bianco il colore della morte (la negazione della vita). \u00c8 come se quel biancore alludesse alla condizione effimera dell\u2019essere umano, alla sua caducit\u00e0, alla infinita solitudine portata alla luce da una semplice riflessione scaturita dalla vista di un volto che non si avr\u00e0 mai l\u2019occasione di conoscere, sensazione che in realt\u00e0, \u00e8 sempre presente nell\u2018animo umano. Nel Medioevo la paura del domani incerto e buio aveva generato nelle rappresentazioni un fenomeno definito <em>horror vacui<\/em>, una maniacale propensione a riempire ogni centimetro di area a disposizione non lasciando neanche un lembo vuoto, come se negando il nulla si potesse in qualche modo scacciare l\u2019alito di morte che pendeva su tutto quel periodo; ma il nero ha lo stesso valore del bianco ed il troppo \u00e8 come il niente, entrambi destabilizzano, soffocano e rendono un non senso di tutto. Un\u2019artista che indag\u00f2 a fondo queste poetiche nel secolo scorso fu lo scultore Alberto Giacometti (1901-1966 Borgonovo in Svizzera): nella celebre <em>Piazza <\/em>del 1948 possiamo notare come tutte le figurine umane presenti in quello spazio si dirigano ognuno in una direzione diversa, nessuno si guarda, nessuno si tocca, neppure l\u2019enorme testa al centro della piazza proferisce parola, tutto \u00e8 silenzio, gli invalicabili spazi vuoti tra le figure rappresentano l\u2019incomunicabilit\u00e0 tra le persone ed hanno lo stesso valore intrinseco del bianco nelle tele di Valentini. \u00c8 frequente infatti, anche nei lavori di quest\u2019ultimo, vedere gruppi di persone lanciati ognuno in una direzione diversa, rigorosamente di spalle e immersi in un biancore accecante, come \u00e8 frequente nelle sculture e nei disegni di Giacometti, trovare donne sole, rimpicciolite nella lontananza, che non hanno n\u00e9 un volto, n\u00e9 un nome, n\u00e9 altro a cui appigliarsi. E se la visione di una persona di cui non si conosce il nome ci rievoca tali sensazioni di solitudine, quali credete siano le reazioni di fronte ad una persona di cui non si conosce neppure la religione, la cultura, gli usi, gli ideali politici? Non ci si identifica. \u00c8 altro da noi e non una nostra proiezione nello specchio che gli occhi della gente rappresentano. L\u2019ignoto genera paura, scatena un senso di protezione per cui l\u2019intruso deve essere allontanato, e cos\u00ec non \u00e8 in noi che nasce la sensazione di solitudine, e nemmeno nei nostri compatrioti con cui si trova un punto di vicinanza e si fa gruppo; come si pu\u00f2 notare, lo sfondo bianco nel dipinto <em>Il lavavetri <\/em>\u00e8 scomparso per cedere il passo ad un contesto urbano che caratterizza il personaggio. Di certo l\u2019intento di questo dipinto \u00e8 quello di indagare la figura del ragazzo straniero e non di allontanarlo, conoscerlo meglio, in modo da sentirlo meno estraneo suscitando anche compassione per quella figura un po\u2019 triste con le braccia serrate al corpo, perch\u00e9 \u00e8 di certo lui e non noi, in questo caso, a provare quel senso di solitudine che fa sentire inermi di fronte alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Elena Sudano<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_1559\" style=\"width: 166px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/il-lavavetri-di-Aurelio-Valentini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1559\" class=\"size-large wp-image-1559\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/il-lavavetri-di-Aurelio-Valentini-156x600.jpg\" alt=\"Il lavavetri - Aurelio Valentini\" width=\"156\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/il-lavavetri-di-Aurelio-Valentini-156x600.jpg 156w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/il-lavavetri-di-Aurelio-Valentini-78x300.jpg 78w\" sizes=\"auto, (max-width: 156px) 100vw, 156px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1559\" class=\"wp-caption-text\">Il lavavetri &#8211; Aurelio Valentini<\/p><\/div>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a> Britt, D. Modern Art: Impressionisim to Post Modernisim. Boston: Little Brown, 1989 p.234<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a> Aurelio Valentini nasce a Messina nel 1935 ed inizia a dipingere a 16 anni partecipando a numerose mostre. Fra la fine degli anni \u201870 e gli inizi degli anni \u201980 vive nella valle del Belice, dove si trova a partecipare alla ricostruzione dei centri colpiti dal terremoto; le sofferenze subite dalla popolazione formeranno la poetica della sua pittura. Le opere di questo periodo danno vita alla mostra presso la galleria \u201cIl Quadrifoglio\u201d di Taranto e successivamente a quella de il \u201c Mosaico\u201d di Messina. Nel 1998 espone a Palermo presso le ex scuderie di Villa Niscemi con una mostra dal titolo \u201cTensioni\u201d. Dal 1998 al 2008 espone a Messina, Taormina, Palermo, alla AmArt Gallery di Bruxelles, fino alla attuale collaborazione con il gruppo artistico Orientale Sicula 7puntoarte di Messina.<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa coscienza dell&#8217;uomo \u00e8 soggettiva e pu\u00f2 non diventare mai obiettivamente cosciente di se, tranne che con lo sguardo fisso dell\u2019altro. Se la funzione della gente \u00e8 di essere come specchi per noi stessi, cos\u00ec \u00e8 anche per l&#8217;opera d&#8217;arte\u201e [1] Vi \u00e8 mai capitato di sentirvi soli in mezzo ad una folla? 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