{"id":1553,"date":"2015-03-23T17:12:21","date_gmt":"2015-03-23T16:12:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1553"},"modified":"2015-03-23T17:12:21","modified_gmt":"2015-03-23T16:12:21","slug":"la-cultura-litalia-la-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1553","title":{"rendered":"La cultura, l&#8217;Italia, la fotografia"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1554\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1554\" class=\"wp-image-1554 size-large\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca-600x392.jpg\" alt=\"Marco Vacca\" width=\"600\" height=\"392\" srcset=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca-600x392.jpg 600w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca-300x196.jpg 300w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca-768x502.jpg 768w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca-1536x1003.jpg 1536w, https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Marco-Vacca.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-1554\" class=\"wp-caption-text\">Marco Vacca \u00a0http:\/\/www.marcovacca.com<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa ha a che vedere la fotografia con la politica dell&#8217;accoglienza, con la conoscenza, con l&#8217;abitudine al diverso da s\u00e9 ? La vulgata dice che siamo un paese di poeti, santi, navigatori e, aggiungo, non abbiamo inventato noi la fotografia. Siamo il paese di Dante e del Rinascimento, della pittura e della scultura, ma la cultura italiana, le istituzioni ad esse deputate e l&#8217;editoria non tengono in alcuna considerazione l&#8217;importanza della fotografia. In Francia \u00e8 protetta come la pittura e\/o la scultura, qui da noi \u00e8 spesso e soltanto un pezzo di carta ed il fotografo per meglio che vada \u00e8 considerato un artista. Azzardo delle ipotesi. La fotografia di reportage, il racconto fotografico ha molto a che vedere con la curiosit\u00e0, con il viaggio, con la voglia di entrare in contatto con popolazioni, usi, costumi diversi dai propri. Questo atteggiamento di apertura, questa disponibilit\u00e0 al cambiamento della propria centralit\u00e0 culturale di fatto ha in s\u00e9 il rischio della contaminazione e quindi del cambiamento: se si pensa che altre abitudini, altri modi di vita siano validi tanto quanto i nostri ci si deve porre come osservatori e narratori degli altri. Conrad, London, Melville. Kipling per citare solo i pi\u00f9 grandi cosa erano se non dei grandi scrittori di un mondo a loro estraneo ma che per motivi storici (le colonie ad esempio) erano a loro contigui? L&#8217; impero Britannico, la nascita degli Stati Uniti e l&#8217;espandersi della frontiera: tutti elementi fondanti, oggettivi, che ti costringevano a viaggiare e a guardare in faccia lo straniero, che fosse il nativo americano da assoggettare o l&#8217;indiano dei dominion britannici: Una letteratura che trova il nutrimento dalle trasformazioni di un paese. E che dire di Mark Twain, indefesso viaggiatore? Era nato in Florida, cresciuto nel Missouri, ha vissuto in California e poi in\u00a0 Connecticut, nella sua vita ha guidato battelli lungo il Mississipi, viaggiato in Inghilterra Francia ed Italia. Mi chiedo ad esempio quanti viaggi nella loro vita abbiano fatto, Leopardi o Pascoli. Montale non credo sia arrivato pi\u00f9 in la di delle esotiche 5 Terre. Che c&#8217;entra tutto questo con la fotografia? C&#8217; entra perch\u00e9 penso che l&#8217;importanza della diversit\u00e0 culturale apre le porte all&#8217;utilizzo di un mezzo del genere, ne intuisce l&#8217;importanza narrativa, pratica, documentaria. Banalmente cosa fa il turista dei giorni nostri se non riportarsi a casa pezzi di viaggio e ricordi fissati su un foglio di carta? La nostra letteratura ha quasi sempre avuto come tema le emozioni, i patemi d&#8217;animo dell&#8217;uomo davanti al progresso, lo spavento della modernit\u00e0, la solitudine, con tutto quel che porta dietro di indagini psicologiche; per far questo non c&#8217;\u00e8 bisogno di muoversi da casa. Bisogner\u00e0 aspettare Verga e la letteratura meridionalistica che cercher\u00e0 di raccontare la nostra frontiera. Dunque l&#8217;Io al centro. D&#8217;altronde 300 anni di Controriforma, di inquisizione, di tabula rasa di qualsiasi speculazione scientifica, l&#8217;arresto di Galileo e il rogo di Giordano Bruno, volete che non abbiano in qualche modo influito sul correre della Cultura italiana? Cartesio era francese, Spinoza un ebreo riparato nell&#8217;Olanda del 600, e Kant non \u00e9 nato a Milano. E la rivoluzione industriale non ha albergato dalle nostre parti. E la fotografia \u00e8 figlia della chimica, della rivoluzione industriale e della curiosit\u00e0: ti espone immediatamente, ti costringe a sporcarti le mani per raccontare, non puoi farlo nel chiuso di una stanza. Devi andare, metterti in ballo, guardare, rischiare. Diventi permeabile, disposto al cambiamento e a registrare quel che per strada troverai. Devi essere un viaggiatore. All&#8217; Italia degli anni trenta non sarebbe venuto mai in mente di mandare per le campagne decine di fotoreporter affinch\u00e9 \u201criportassero\u201d con le loro immagini gli effetti della crisi del 29 e quindi dare elementi al governo per capire come migliorare le condizioni delle masse rurali americane. La Farm Security Administration voluta dal presidente Roosevelt nel 27 questo fece, con l&#8217;impiego di molti grandi fotografi che collaborarono al progetto. I negativi sono attualmente conservati presso la Library of Congress\u00a0 a Washington D.C, tanto per rimarcare l&#8217;importanza della memoria visuale nella storia di un paese. Qui da noi vince il particolare sull&#8217;universale, il proprio campanile piuttosto che conoscere gli altri campanili, perch\u00e9 comunque il \u201cnostro\u201d \u00e8 il pi\u00f9 bello e tanto basta. \u00c9 anche per questo secondo me che non abbiamo una letteratura di viaggio: non solo perch\u00e9 in fin dei conti non abbiamo avuto \u201cterritori d&#8217;oltremare\u201d ma perch\u00e9 in realt\u00e0 degli altri poco e niente ci interessa. Dunque il vero viaggiatore del 20\u00b0 secolo \u00e8 il fotoreporter. \u00c8 l&#8217;essere curioso che rimbalza in tutti gli angoli oscuri e misteriosi della terra a portare un po\u2019 di luce e conoscenza. Restando pi\u00f9 vicino, non so quanti scrittori si siano adoperati a vivere in un campo nomadi per poterne raccontare la vita; di certo molti fotografi questa esperienza l&#8217;hanno provata. La cultura italiana e, segnatamente, l&#8217;editoria \u00e8 sempre stata come minimo sbadata nei confronti di questa disciplina proprio per le ragioni che abbiamo tentato di analizzare precedentemente. Torniamo quindi ai giorni nostri, o quantomeno agli ultimi trent&#8217;anni: io non credo che la stampa italiana abbia sottovalutato le potenzialit\u00e0 del racconto fotografico, penso invece che l&#8217;abbia volutamente snobbata per quello che gli americani chiamano \u201cHubris\u201d cio\u00e8 arroganza: della parola scritta nei confronti dell&#8217;immagine. Certo dobbiamo ricordare i tempi d&#8217;oro del Mondo, del \u201cprimo\u201d Espresso o di Epoca degli anni sessanta che scimmiottava il successo della rivista Life e dei sui grandi reporter. Era il periodo del boom economico, di un&#8217;Italia che si risollevava con grande slancio dalle rovine della guerra e che si offriva a noi dalle pagine dei rotocalchi. Quell&#8217; Italia bisognava raccontarla e altro mezzo non c&#8217;era. Poi \u00e8 arrivata la televisione e ci si \u00e8 illusi che questa potesse svolgere meglio il ruolo di narratore visivo: con quest&#8217;ultima sappiano come sia andata a finire mentre la fotografia nei giornali \u00e8 sempre pi\u00f9 stata relegata a ruoli \u201cesornativi\u201d come disse una volta Eugenio Scalfari, di illustrazione, come si pu\u00f2 dire di un quadro per abbellire il salotto di casa. Ad onor del vero la stampa italiana \u00e8 sempre stata funzionale alle cose della politica, per cui molte facce di personaggi e sempre meno Italia (e mondo) da raccontare. Ricordo il periodo della guerra nel Kosovo: eravamo tutti li noi \u201cgiovani fotoreporter\u201d con la voglia di raccontare, con il nostro paese in guerra e gli aerei che partivano dalle basi italiane a bombardare la Serbia e l&#8217;esercito Serbo: a parte lo sconveniente episodio della prima guerra in Iraq, questa era la prima volta che l&#8217;Italia schierava le proprie forze dopo il 1945: nessun giornale si prese allora la briga di dire a qualcuno di noi: \u201c voglio che tu copra per le nostre pagine quegli avvenimenti.\u201d Per L&#8217; Italia eravamo assolutamente residuali. In quell&#8217;occasione il mio assignement lo ho avuto da Stern (per gli stessi e molto pi\u00f9 eclatanti motivi: la Germania in guerra per la prima volta dal \u201845). Pi\u00f9 o meno nello stesso periodo Time e Newsweek mettevano sotto contratto il meglio dei reporter di guerra solo per evitare di uscire su avvenimenti salienti della politica internazionale con foto simili tratte dalle agenzie di stampa. Ritenevano quindi il fotoreporter un valore aggiunto, un modo per fare concorrenza e guadagnare lettori. In Italia non \u00e8 cos\u00ec ed il paradosso \u00e8 che la qualit\u00e0 del reportage fotografico italiano \u00e8 eccellente, siamo tra i primi al mondo,\u00a0 maciniamo riconoscimenti internazionali, borse di studio, concorsi, lavoriamo per importantissime testate estere, siamo rappresentati da importantissime agenzie straniere ma le redazioni italiane spesso neanche rispondono alle nostre proposte. <em>Nemo profeta in Patria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217; altronde non si fugge dalle nostre universit\u00e0 per approdare all&#8217;estero per gli stessi motivi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Marco Vacca<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Cosa ha a che vedere la fotografia con la politica dell&#8217;accoglienza, con la conoscenza, con l&#8217;abitudine al diverso da s\u00e9 ? 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