{"id":1446,"date":"2014-12-18T10:18:31","date_gmt":"2014-12-18T09:18:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1446"},"modified":"2021-05-25T19:34:42","modified_gmt":"2021-05-25T18:34:42","slug":"le-parole-mancatenel-disagio-psichico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1446","title":{"rendered":"Le parole mancate\u2026nel disagio psichico"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00ab Se potessi dirlo non lo danzerei \u2026 \u00bb <\/em><strong>(1)<\/strong><\/p>\n<p>Cosa comporta il dire?<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il prezzo da pagare?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando stai male, quando provi quel tipo di sensazione che fa scaturire dentro di te un\u2019angoscia senza nome, straziandoti fino a lacerarti l\u2019anima, ti senti come bloccato, non riesci ad accedere alla parola, subisci il terrore dello smarrimento e pensi di non potere controllare ci\u00f2 che accade proprio perch\u00e9 ti avvolge in maniere diffusa, non concreta, poich\u00e9 non si tratta affatto di un male localizzato in una precisa regione corporea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 far sperimentare una pericolosa sensazione d\u2019impotenza che \u00a0trasforma i nostri scenari mentali \u00a0in selvagge e sperdute lande, terre d\u2019approdo ideali per il disagio psichico che si presenta senza preavviso, come una specie di &#8220;ospite oscuro&#8221; inatteso, senza volto n\u00e9 nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendo connotato, inoltre, da un sintomo preciso, la sua natura sintomatologica segue \u201cun&#8217;incarnazione\u201d individuale che muta al variare delle menti e dei loro funzionamenti.<br \/>\nCi si pu\u00f2 sentire immobili nel bel mezzo di una frammentazione che dilania e ammutolisce, perseguitati da fantasie mortifere o incastrati in rigidi circuiti ossessivi come topolini dentro minuscoli labirinti senza via d&#8217;uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la sottile linea rossa che attraversa le dinamiche di questo tipo, pare confluire in disorganizzati percorsi mentali che fanno andare in tilt le nostre risorse di pensiero: \u00e8 come se ad un tratto il nostro paesaggio mentale fosse popolato da proto- pensieri persecutori, ovvero idee, fantasie, immagini alle quali non riusciamo a dare un senso, ma che ci terrorizzano a causa della loro bizzarria, poco o per nulla traducibile in linguaggio.<br \/>\nIl non senso dell&#8217;indicibile, dunque, pare essere una delle principali connotazioni di tale disagio, veicolare significati attraverso le parole diviene, pertanto, uno stato di necessit\u00e0.<br \/>\nTutto ci\u00f2 pu\u00f2 essere molto penoso da sopportare come si pu\u00f2 osservare, ad esempio, all\u2019interno di contesti quali quello delle relazione analitica, terapeuta \u2013 paziente, o quella dei gruppi terapeutici, nei quali il linguaggio attraverso le libere associazioni o le catene associative dei pensieri, offre nuove possibilit\u00e0 di comunicazione, di relazione con l&#8217;altro, il non me, il diverso da me che abita in noi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab Stranamente lo straniero ci abita: \u00e8 la faccia nascosta della nostra identit\u00e0. Riconoscerlo in noi ci risparmia di detestarlo in lui stesso, lo straniero comincia allorquando sorge la coscienza della mia differenza e termina quando ci riconosciamo tutti stranieri. \u00bb (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accogliere dentro di noi l&#8217;alterit\u00e0 potrebbe permetterci d\u2019integrare le ambivalenze oggettuali: in ogni cosa c\u2019\u00e8 il bene e il male, sono prerogative che coesistono in quanto tali, considerarle come parti integrate e non scisse, probabilmente ci darebbe pi\u00f9 strumenti in direzione di un maggiore equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riporto a seguire, uno stralcio di seduta di gruppo composto da sei pazienti affette da disturbi del comportamento alimentare, da me condotta, con cadenza settimanale. \u00a0Si tratta di una seduta di ripresa a seguito di una pausa estiva, nella quale le ragazze presenti erano due: Marta, 28 anni, obesa e Clara, 33 anni, ex anoressica (i nomi utilizzati per distinguere le pazienti sono di pura fantasia):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab Ci sediamo come sempre in assetto circolare, attorno a noi ben quattro sedie vuote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservo che mentre la postura e il volto di Marta sono privi di espressione, quasi come fosse immobilizzata, Clara palesa smorfie di contrazione sul volto, digrignando i denti e chiudendosi su se stessa.<br \/>\nCala il silenzio e penso che non deve essere facile per loro riprendere e soprattutto farlo con tutte queste assenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Clara:<\/strong> io quest\u2019estate non ho fatto altro che pensare, pensare, puntandomi il dito contro \u2026 saltavo, ogni giorno, almeno un pasto e m\u2019imponevo di non mangiare tenendo la fame sul filo di un rasoio, non volevo riempire lo stomaco \u2026 avevo bisogno di tenerlo vuoto e inventavo un sacco di scuse \u2026 tipo che avevo la nausea del cibo dato che ci lavoro ogni giorno a contatto \u2026 non tolleravo proprio l\u2019idea della pancia gonfia \u2026 sentivo un\u2019oppressione \u2026 non concreta, molto astratta .. forse metafisica .. boh non so .. forse nel cercare di spiegare ci\u00f2 che intendo sto facendo un discorso troppo astratto \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conduttore:<\/strong> beh forse lo sta facendo anche adesso?<\/p>\n<p><strong>Clara:<\/strong> cosa?<\/p>\n<p><strong>Conduttore:<\/strong> puntarsi il dito contro?<\/p>\n<p><strong>Marta:<\/strong> io lo stavo giusto pensando \u2026 ma devo dire anche un\u2019altra cosa \u2026 per come la vedo io \u2026 nonostante tu stia soffrendo, forse \u2026 devo dire la verit\u00e0 \u2026 insomma, io provo molta invidia per te \u2026 perch\u00e9 riesci a vincere la lotta contro la fame, sei tu la vincente \u2026 io perdo sempre e m\u2019ingozzo \u2026 rimaniamo sempre solo io e il cibo e tutto attorno \u00e8 come ovattato \u2026<\/p>\n<p><strong>Clara:<\/strong> devo ammettere che anche io mi sono sentita vincente in questo \u2026 controllare il mio stomaco mi fa sentire che almeno qualcosa di mio riesco a gestirlo \u2026<\/p>\n<p><strong>Conduttore:<\/strong> stomaco vuoto, mancanza, assenza di qualcosa o forse il lasciare vuoto pu\u00f2 fare posto a qualcosa, accogliere qualcuno \u2026<\/p>\n<p><strong>Clara:<\/strong> quand\u2019ero piccola mio padre si divertiva a prendermi in giro diceva che ero grassa, l\u2019ho gi\u00e0 detto, che avevo il culo di cameriera \u2026 ma io allora non riuscivo a non mangiare \u2026 ero una perdente \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volto di Marta s\u2019incupisce, sento un\u2019atmosfera carica di oggetti emotivi che non voglio fare disperdere e propongo loro un\u2019immagine:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conduttore:<\/strong> mi viene in mente l&#8217;immagine di uno specchio bidirezionale \u2026 da un lato c\u2019\u00e8 Clara che si riflette puntandosi un dito contro, dall\u2019altro Marta che si specchia di spalle &#8230; lei non vuole guardarsi, tutto \u00e8 ovattato, come se fossero gli altri a farla sentire in colpa, non lei, lei che non: se Clara avesse vinto la sua battaglia perch\u00e9 mai dovrebbe stare cos\u00ec male adesso? Come del resto stiamo gi\u00e0 sperimentando, pare, che giudicarci non ci aiuta a capire, mentre se proviamo a capire le cose che ci tormentano forse cos\u00ec le possiamo trasformare \u2026<\/p>\n<p><strong>Marta:<\/strong> mi viene in mente che quando partii per andare in America mia madre mi fece dei panini imbottiti \u2026 fu durante quel viaggio che lei mor\u00ec, \u2026 mentre mangiavo quei panini sentivo che dovevo finirli sebbene non ne avessi voglia, fu una sensazione stranissima, pensai che era l\u2019ultima volta che li avrei mangiati e non sapevo neanche perch\u00e9 facevo quel tipo di pensiero \u2026 poi seppi di mia madre \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gruppo ritorna il silenzio, le vedo molto turbate e decido di parlare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conduttore:<\/strong> forse il cibo che ci riempie, ci svuota anche \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volto di Marta comincia a mutare, palesando profonda sofferenza fino a scoppiare in lacrime<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Marta:<\/strong> sentivo dentro un senso di solitudine infinito ed \u00e8 quello che spesso sento ancora<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">adesso \u2026 la mia paura pi\u00f9 grande \u00e8 quella di restare sola \u2026<\/p>\n<p><strong>Clara:<\/strong> io a volte, invece, vorrei tanto essere sola, mi sento cos\u00ec affollata da me, dai miei pensieri, dagli occhi degli altri \u2026 forse niente avviene per caso \u2026 e io intanto continuo a distruggermi le gambe \u2026 a punzecchiarmele \u2026 e magari \u00e8 pure vero che non vinco niente non mangiando \u2026<\/p>\n<p><strong> Conduttore:<\/strong> paura di stare soli e paura della folla \u2026 probabilmente siamo alla ricerca di una giusta distanza \u2026 il cibo pare avere una duplice funzione per noi: da un lato riempie un vuoto, dall\u2019altro svuota un pieno affollato \u2026 \u201cmagari\u201d per potere accogliere, come dicevamo prima&#8230;<\/p>\n<p><strong>Marta:<\/strong> mi chiedo se riusciremo mai a cambiare le nostre vite a migliorare o se ci ritroveremo qui, ancora insieme, tra vent\u2019anni, con i capelli bianchi e i girelli \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambe scoppiano a ridere, io sorrido loro e concludendo la seduta aggiungo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conduttore:<\/strong> riflettevo sull&#8217;immagine appena proposta da Marta: tutte noi vecchiette tra vent\u2019anni&#8230; Ebbene, se ci pensate non viene proposta una dimensione solitaria, al contrario, una visione d\u2019insieme, di un gruppo che a quanto pare non \u00e8 solo presente adesso nella nostra mente, ma viene proiettato nel tempo, nel futuro, attraverso una modalit\u00e0 interessante che caratterizza uno dei nostri obiettivi terapeutici: la ricerca della nostra autenticit\u00e0. I capelli proposti dall\u2019immagine, infatti, sono bianchi, dunque, non nascosti dall\u2019artefatto di una tintura, ma lasciati allo scoperto, naturali: cos\u00ec come \u201cnatural \u2013 mente\u201d cerchiamo di essere qui, insieme, co-costruendo la nostra cura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saluto le pazienti e mentre mi congedo da loro, leggo sui loro volti una resistenza a lasciare la stanza quasi volessero continuare, forse, a dare voce a dei nuovi pensieri tradotti.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso il frammento clinico raccontato ho cercato di descrivere quanto possa essere difficile raccontarsi: uscire dalla trappola dell&#8217;auto-referenzialit\u00e0, infatti, pu\u00f2 diventare escamotage di sopravvivenza, ognuno col proprio codice \u00a0linguistico, dentro poliedriche combinazioni differenti, destreggiandosi con cura tra le fitte maglie dei significati e i significanti.<br \/>\nGrazie \u00a0alla manifestazione del \u201cverbo\u201d s&#8217;intravede uno spiraglio di libert\u00e0 da quelle che erano state per lungo tempo le prigioni delle difese, claustrofobiche e soffocanti che, con la loro funzione ambivalente, avevano illusoriamente protetto ma al tempo stesso bloccato, con costruzioni di \u00a0barriere rigide e invalidanti.<br \/>\nLa conquista delle parole mancate permette, dunque, l\u2019apertura di un varco, consentendo nuove possibilit\u00e0 di respiro, attraverso strette feritoie, dolorose ma necessarie, seppure lancinanti, in quanto catartiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab \u2026 Il dolore e il lutto cercano &#8230; occhi e &#8230; bocca, finalmente liberi dalle catene di una luce che esclude il suo rovescio simmetrico, per farsi specchio e visione, per seminare nella nudit\u00e0 del giorno il loro carico di spine e di memorie, la loro sete inappagata di riconciliazione\u00bb (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una riconciliazione diviene, pertanto, necessaria e funzionale all\u2019adattamento per sentirsi parte di un tutto chiamato universo relazionale.<br \/>\nIl primo passo per procedere in questa direzione deve essere, tuttavia, suffragato dalla consapevolezza del disagio psichico: attraverso la presa di coscienza \u00e8 possibile co-costruire col terapeuta la cura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la capacit\u00e0 empatica di contenimento e di accoglienza tipica delle madri che sintonizzandosi coi propri piccoli bambini, riescono a fantasticare assieme a loro, il terapeuta prova a stare nella relazione con i pazienti, tentando di sperimentare ci\u00f2 che W. Bion (4) defin\u00ec un \u00abcontenitore\u00bb, una \u00abpelle psichica\u00bb, dove il paziente pu\u00f2 apprendere dalla propria esperienza emozionale, sentendosi capito e iniziando a capire se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per farlo, per capire da dentro il nostro disagio, e, quindi, affrontarlo, curarlo, bisognerebbe affondare nelle sabbie mobili del dolore e contattare la nostra intelligenza emotiva, cercando di eludere \u00abla morte della personalit\u00e0\u00bb (4). Sarebbe auspicabile tentare di predisporsi ad una mentalit\u00e0 elastica, aperta al flusso delle emozioni: provare un profondo dolore, soffrirlo, ci consente di connettere i significati delle cose che ci tormentano con i loro significanti, apprendendo la tolleranza delle nostre pi\u00f9 intime e tormentate frustrazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u2026 Il paziente che non soffre il dolore non riesce neppure a \u201csoffrire\u201d il piacere, il che gli impedisce di usufruire di quegli incoraggiamenti che altrimenti potrebbe trarre da momenti di sollievo casuale o non casuale. \u00bb (5)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla danza, dunque, quale unica possibilit\u00e0 espressiva dell\u2019indicibile \u00e8 possibile muovere in direzione del linguaggio del cambiamento e della cura, fatto di conoscenza, riconoscimenti, ritrovamenti di oggetti perduti nel mare infinito di un inconsapevole da ri-significare per ri-attuare la narrazione della nostra storia, consentendo cos\u00ec, alla crisalide del disagio psichico di trasformarsi in una farfalla per potere finalmente spiccare il volo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Daniela Ancona<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Isadora Duncan, <em>La mia vita<\/em>, Roma, Dino Audino, 2003.<\/li>\n<li>Julia Kristeva, <em>Stranieri a s\u00e9 stessi<\/em>, 1988, Milano: Feltrinelli, 1990.<\/li>\n<li>Lucetta Frisa, <em>Sonetti dolenti e balordi e altre poesie<\/em>, CFR Edizioni, 2013.<\/li>\n<li>Bion W., W. Bion, <em>Esperienze nei gruppi<\/em>, 1948, Roma: <strong>Armando Editore<\/strong> (collana <strong>Psicologia, Psicologia Clinica<\/strong>), 2009.<\/li>\n<li>Bion W., <em>Attenzione e Interpretazione<\/em>, 1970, trad. it 1973, Roma: <strong>Armando Editore<\/strong> (collana <strong>Classici<\/strong>), 2010.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; \u00ab Se potessi dirlo non lo danzerei \u2026 \u00bb (1) Cosa comporta il dire? 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