{"id":1392,"date":"2014-09-08T08:56:48","date_gmt":"2014-09-08T07:56:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1392"},"modified":"2021-05-25T19:39:59","modified_gmt":"2021-05-25T18:39:59","slug":"risveglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1392","title":{"rendered":"Risveglio"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una mattina di novembre. Un inizio di giornata come tanti. Ines si era svegliata presto, anche se non doveva andare a lavorare. Seduta in cucina, consumava il suo latte macchiato, nel quale di tanto in tanto intingeva un biscotto integrale. Aveva acceso la tv come al solito. E come al solito non ascoltava nemmeno una parola che l\u2019aggeggio emetteva. Le serviva per\u00f2, perch\u00e9 quella voce straniera, riecheggiando nella stanza in cui era sola, le donava l\u2019illusione di essere in compagnia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si era alzata pigramente, aveva appoggiato la tazza nel lavello vuoto e riposto i biscotti avanzati in una credenza di legno chiaro, accanto ad altri pacchi di dolci disposti in modo ordinato sul ripiano. Chiusa l\u2019anta con delicatezza, si era poi spostata per andare in bagno, lasciando il televisore acceso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non aveva voglia di lavarsi. Si sentiva stanca ancor prima di iniziare, eppure era necessario come ogni gesto che nel tempo ripeteva in maniera ormai meccanica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scroscio dell\u2019acqua tiepida sulla pelle non le aveva trasmesso nemmeno un brivido. Assorta nei suoi pensieri, si lasciava lavare come se il corpo non fosse il suo. Non sentiva nient\u2019altro che il rumore lontano di quella piccola cascata senza per\u00f2 trarne beneficio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ines era una donna sulla quarantina. Di statura media. Il peso, ben distribuito, la rendeva attraente. Ma quel che attirava maggiormente era lo sguardo. Occhi verdi, da gatta, che comunicavano pi\u00f9 delle parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era cresciuta in una famiglia che l\u2019aveva educata ad attenersi scrupolosamente alle norme del buon costume, quelle che rendono \u201cpersone perbene\u201d. Si studia, si diventa amici di gente dello stesso \u201clivello\u201d. Si cerca un\u2019occupazione. Ci si sposa con l\u2019uomo \u201cadatto\u201d. Si diventa genitore. Il tutto senza preoccuparsi di ascoltare il sentire del proprio cuore. Senza mai interrogarsi se ci\u00f2 che \u00e8 giusto per gli altri sia giusto anche per s\u00e9. E quando si vive a contatto con chi dice di volerti bene e ti parla \u201ca fin di bene\u201d, si finisce per convincersi che ti vogliano davvero bene e che quello sia il tuo bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin da bambina aveva atteso il principe. In sella alla sua bicicletta rossa, mentre il vento le accarezzava i lunghi capelli sempre spettinati, raggiungeva un cancello, rigorosamente chiuso, che delimitava il giardino della sua casa e l\u00ec si fermava. Si sollevava leggermente e con il viso appoggiato alle grate sbirciava la strada spesso deserta. Attendeva un po\u2019, sperando di vederlo sopraggiungere, ma non succedeva mai niente di nuovo, quindi faceva ritorno per poi ritentare il giorno dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto il tempo passava. Era diventata adulta, aveva studiato. Si era laureata. E finalmente aveva conosciuto un ragazzo che piaceva tanto alla sua famiglia e di conseguenza anche a lei. Non perch\u00e9 se lo fosse mai domandato. Era di certo cos\u00ec, sulla base del principio che \u201cchi ti vuol bene non pu\u00f2 non volere che il tuo bene ed ha il diritto di decidere per te\u201d, annullando la tua capacit\u00e0 di scegliere, sottomettendo la tua voglia di pensare, dire, provare. Non si era espressa. Nessun giudizio. Aveva accettato e non c\u2019era stato bisogno di scendere a compromessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fidanzamento era durato il tempo necessario per illudersi di amarsi e maturare la convinzione che il passo successivo e necessario sarebbe stato il matrimonio. Un\u2019unione finalizzata soltanto alla procreazione. Al miracolo della nascita di altri esseri. Tante altre \u201cbrave persone\u201d per continuare la serie senza fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il matrimonio c\u2019era stato. Organizzato dai parenti stretti delle rispettive famiglie. Scelta della chiesa, degli addobbi floreali per la chiesa, del ristorante, del menu, degli invitati e degli abiti. Era perfetto!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lancio del bouquet e la distribuzione delle bomboniere agli ospiti sazi e con le caviglie gonfie per le scarpe vergini avevano sancito la fine del lauto pranzo e l\u2019inizio della vita \u201cnuova\u201d, in una casa nuova, arredata con mobili nuovi e abbellita con i vari regali ricevuti per l\u2019occasione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea, lo sposo, era laborioso e metodico. La precisione e la cura per i suoi affari lo rendevano unico. Le giornate incominciavano e si concludevano sempre nello stesso modo, contrassegnate dalle solite, urgenti, utili attivit\u00e0. Pi\u00f9 che un essere umano, Andrea pareva un automa. Efficiente come una macchina. Calcolatore, razionale, egocentrico, ma insensibile rispetto alle necessit\u00e0 della moglie, che chiedeva attenzione, ma si sentiva rispondere: \u201d Un attimo\u2026\u201d. L\u2019attimo passava, gli attimi passavano e con essi lentamente il tempo dei giorni, tanto che pian piano lei aveva abbassato le aspettative, fino ad azzerarle per non soffrire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro vita di coppia non era fatta di condivisione, collaborazione, confronto. L\u2019apparente apertura non permetteva il dialogo perch\u00e9, quando Ines parlava, lui era sempre distratto dai propri pensieri, le preoccupazioni legate alle sue responsabilit\u00e0. &#8220;Cosa succede? Novit\u00e0? Tutto bene?&#8230; \u201c.Erano queste le domande che lei spesso si sentiva porre. E la risposta era sempre la stessa. &#8211; Come al solito&#8230;niente di nuovo&#8230;si procede normalmente. Ma qual era il significato di quelle parole? Quanto importava in realt\u00e0 chiedere e quanto raccontare? E se ci fosse stata sincerit\u00e0 in quella richiesta, qual era l&#8217;aspettativa e quali il motivo e il fine? Si domandava per un proprio bisogno o per dimostrarle vicinanza, interesse per la sua esistenza e per tutto quanto la caratterizzava? Nel rispondere&#8221;normalmente&#8221;, che cosa si intendeva e cosa veniva recepito? Chi ascoltava si accontentava? Com-prendeva? Riteneva appieno la realt\u00e0 di chi parlava?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano tanti i discorsi, molte le conversazioni, innumerevoli le parole che nascevano. Elargendole, spesso per educazione o abitudine, in apparenza accendevano lo scambio tra le parti, in realt\u00e0 lo privavano di significato perch\u00e9 povere di vita. Interrompevano il silenzio senza accorciare le distanze. Esse non donavano presenza, ma solo rumore, un suono di sillabe muto che non arricchiva nessuno. Cos\u00ec restavano nell&#8217;aria, sospese, senza incontrarsi, unirsi, amarsi. Rimanevano separate da una barriera che impediva di sentirne il richiamo, le une di qua e le altre di l\u00e0 simili a uccellini a cui \u00e8 impedito il volo perch\u00e9 costretti a rimanere in uno spazio ristretto che dona solo l&#8217;illusione di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due erano sotto lo stesso tetto, l\u2019uno con l\u2019altra, ma questo non equivaleva ad essere insieme l\u2019uno per l\u2019altra. E\u2019 l\u2019amore che lega in maniera complementare senza alcun contratto. E\u2019 l\u2019amore che muove verso l\u2019amato. Amare significa \u201cprendersi cura\u201d dell\u2019altro, preoccuparsi di \u201cproteggerlo dai fantasmi\u201d. Non farlo mai sentire inadeguato. Non farlo mai sentire solo. Tra loro non c\u2019era amore. Non c\u2019era mai stato!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ines desiderava una vita che permettesse di farsi condurre dal cuore, non dalle gambe e nemmeno dalla testa. Una vita fatta di poche, semplici cose che dessero serenit\u00e0. Una vita che offrisse gioia colorando di luce gli attimi presenti e donando calore alla solitudine. Voleva dei giorni pieni di tempo per guardare sorgere e tramontare il sole o soltanto per restare seduta in riva al mare ad ascoltarne il canto. Le sarebbe piaciuto andare in un prato e accarezzare petali e corolle, foglie e steli e camminare a piedi nudi per sentire il contatto con la madre terra e poi chiudere gli occhi per scorgere l&#8217;essenziale, la bellezza che resta nascosta dietro ad un involucro freddo e inutile che si costruisce pensando di stare meglio. Aspirava a vivere la tenerezza, figlia e genitrice di sensibilit\u00e0, quella tenerezza che non dovrebbe scomparire mai dall&#8217;esistere e che invece aveva lasciato il posto al dover fare per essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano questi i pensieri nella testa di Ines, compagni fedeli nell\u2019alternarsi delle stagioni. Era evidente che non era quello il suo mondo. Non era Andrea il suo principe. Non era quella casa il suo regno. E non era la vera Ines quella che appariva come gli altri si aspettavano fosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019acqua scendeva, detergeva quel corpo pulito, portando con s\u00e9 la pigrizia, l\u2019assuefazione, il ristagno delle emozioni. Ad un tratto si rivide bambina, in sella alla sua bici, davanti al cancello che la costringeva a restare in uno spazio ristretto, non voluto, non gradito perch\u00e9 imposto. Comprese che il fine dell\u2019esistere \u00e8 volersi bene, ma soprattutto essere in armonia con se stessi. Apparire diversi da quello che si \u00e8 per timore del giudizio non rende liberi. Lei non era libera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gir\u00f2 la manopola e il rubinetto cess\u00f2 la sua funzione. Si asciug\u00f2. Si vest\u00ec senza prestare attenzione a quel che indossava. Era felice. Per la prima volta era pervasa da una sensazione diversa perch\u00e9 autentica. Aveva capito che era necessario rimettersi in gioco per scegliere come agire secondo i dettami del cuore. E poter decidere rende liberi di essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apr\u00ec la porta, la stessa che aveva aperto e richiuso mille volte. Non prese le chiavi. La richiuse alle sue spalle e, senza nemmeno voltarsi, se ne and\u00f2. Sul pianerottolo riecheggiava l\u2019audio distante del televisore rimasto acceso, unica parvenza di vita all\u2019interno di quella casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Maria Lucia Tarantino<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Era una mattina di novembre. Un inizio di giornata come tanti. Ines si era svegliata presto, anche se non doveva andare a lavorare. Seduta in cucina, consumava il suo latte macchiato, nel quale di tanto in tanto intingeva un biscotto integrale. 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