{"id":1359,"date":"2014-07-15T10:44:29","date_gmt":"2014-07-15T09:44:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1359"},"modified":"2014-07-15T10:44:29","modified_gmt":"2014-07-15T09:44:29","slug":"la-bellezza-di-oltrepassare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1359","title":{"rendered":"La bellezza di oltrepassare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?attachment_id=1360\" rel=\"attachment wp-att-1360\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-1360\" title=\"un-gelido-inverno\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/un-gelido-inverno-600x375.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Immagine\u00a0Jennifer Lawrence)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sofia era una donna un po&#8217; in l\u00e0 con l&#8217;et\u00e0.\u00a0 Appariva ricca di vita anche se la vita con lei non era stata clemente. Procedeva a passo cadenzato lungo la strada, tirando uno sgangherato carrello della spesa, alleggerito dal vuoto dell\u2019interno. Pareva una persona priva di sogni, abbandonato l&#8217;entusiasmo, \u00a0perso ogni bene, relegata ogni aspettativa in un passato ormai remoto. Intorno il sordo frastuono del veloce, frenetico e indifferente andare della gente nel groviglio delle vie del centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volto segnato dalla privazione e dalla solitudine, si muoveva senza una meta precisa. Ogni tanto rallentava la sua flemmatica corsa per rovistare tra le buste del rifiuto di altri e ne estraeva qualcosa per lei utile. Lo osservava, lo toccava, lo annusava e poi lo riponeva con cura nel carrello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra incredibile, ma lo stesso oggetto pu\u00f2 assumere connotazioni diverse a seconda di chi lo giudichi. Cos\u00ec il valore della cosa dipende dalla misura di soddisfare un \u00a0bisogno primario. Di conseguenza niente \u00e8 inutile e insignificante. Un cartone, ad esempio, non \u00e8 soltanto un pezzo di carta spessa \u00a0n\u00e9 solo un possibile contenitore. Pu\u00f2 diventare una coperta, rappresentare un giaciglio o un piccolo rifugio in un\u00a0 angolo dimenticato della citt\u00e0. Una nicchia che doni la sensazione di un riparo, che permetta di creare una parete nell\u2019illusione di avere una casa dove aspettare che nasca il giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tra i vari oggetti rinvenuti e analizzati con la stessa perizia di un archeologo che ridona luce al reperto e se ne rallegra, Sofia aveva scoperto un cartone pulito appoggiato sulla fredda superficie di un cassone. Lo aveva guardato, accarezzato e adagiato sul carrello tra la copertura e un elastico liso che per\u00f2 ancora serviva a tenere. E con quel prezioso carico avanzava tra esseri umani intenti a comprare ogni genere di merce, in mostra dietro le vetrine dei tanti negozi allineati sul marciapiede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva infine raggiunto la sua dimora improvvisata, seminascosta e al riparo da sguardi indiscreti, dove aveva aggiunto il suo cartone agli altri gi\u00e0 esistenti a formare quella parvenza di abitazione. Si era distesa su un fianco, pronta a consumare un\u00a0 pezzo di pane che aveva prima odorato come tutto ci\u00f2 che toccava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quella postazione poteva guardare un tratto del suo percorso consueto, il microcosmo quotidiano fatto dei soliti gesti con cui voleva dare senso al giorno ma soprattutto significato all\u2019esistere. Ed ogni volta\u00a0 le pareva diverso perch\u00e9 coglieva un particolare fino ad allora ignorato che lo arricchiva e lo trasformava. In questo modo si convinceva che la via, quella via, non fosse la stessa proprio come succede alle acque di un fiume che si rinnovano di continuo e il familiare, riscoperto, costituiva la\u00a0 premessa di una nuova esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Percepiva il \u00a0procedere lungo la strada come il modo migliore per lasciarvi \u00a0impresse le orme, segno segreto del suo passaggio nel viaggio di andata. Le ritrovava\u00a0 poi al ritorno ormai unite a tante altre senza riuscire pi\u00f9 a distinguerle. Ma a lei interessava saperle l\u00ec in quanto traccia indelebile di vita e di presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua vita era cambiata \u00a0da quando stava nella casa di cartone, dal tetto appena accennato che le permetteva di contemplare le stelle. E con quell\u2019immagine davanti agli occhi stanchi si addormentava, cullata dalla ninna-nanna del vento e si risvegliava, scaldata a volte dal calore del sole. Nel cielo si specchiava, si perdeva e si ritrovava. \u00a0Naufragava dolcemente e rinasceva costantemente.\u00a0 Amava scrutare il volo degli uccelli. Le regalavano la leggerezza. Le donavano la spensieratezza di quando era bambina e giocava sull\u2019altalena \u00a0libera e felice. Allora il suo cuore sorrideva, mentre una lacrima scendeva sul suo viso rugoso. La ritrovava sul muro di cartone, stilla di gioia e di nostalgia. La sfiorava con un dito e la vedeva volare via, spersa nell\u2019aria con gli uccelli e con la sua allegria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00a0 la strada incrociava \u00a0ogni giorno individui\u00a0 privi di personalit\u00e0, copia imperfetta di prototipi studiati per piacere. Osservava maschere su volti vuoti, preoccupati solo di apparire, asserviti al timore del giudizio. Davanti a sguardi ciechi vedeva scorrere le luci alle quali si alternavano infinite le tinte, ma ogni cosa veniva percepita monocromatica, informe e opaca da chi si adoperava solo ad andare. Il tutto diventava niente per chi guardava alla meta senza accorgersi dei vari aspetti della\u00a0 realt\u00e0 circostante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notava che molte persone non avevano il tempo di scorgere con occhi attenti. Non il tempo di ascoltare i suoni della vita perch\u00e9, nell\u2019 intento di arrivare, si proteggevano dal contesto, schermate da un flebile frastuono. Cos\u00ec, seguendo il ritmo della massa, avanzavano, fiume in piena in un letto di fragile solidit\u00e0. Asfalto freddo, grigio tappeto su cui ognuno perdeva il valore delle ore, il valore di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era l\u00ec che trascorrevano il giorno. Sulla via.\u00a0L\u00ec la ragione dell\u2019 esistere, eppure non riuscivano a cogliere il contorno. Si muovevano incapaci di ritenere le sfumature, i particolari, i piccoli dettagli che rendono pienezza al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sofia ne percepiva l\u2019infelicit\u00e0. Sentiva l\u2019insoddisfazione di quelle persone che credevano \u00a0ingenuamente di poterla colmare alla fine del percorso. Le sembravano piccole foglie spinte dai venti, mentre avevano bisogno di essere vento. Un vento che soffia forte tra i rami degli alberi e solleva alte le onde del mare. Un vento che urta contro la scogliera e le pendici delle montagne per poi\u00a0 rinfrescare \u00a0ma anche scaldare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei viveva tra le pareti di cartone. Lei oltrepassava la strada. Lei era ricca.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Maria Lucia Tarantino<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Immagine\u00a0Jennifer Lawrence) Sofia era una donna un po&#8217; in l\u00e0 con l&#8217;et\u00e0.\u00a0 Appariva ricca di vita anche se la vita con lei non era stata clemente. Procedeva a passo cadenzato lungo la strada, tirando uno sgangherato carrello della spesa, alleggerito dal vuoto dell\u2019interno. 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