{"id":1298,"date":"2014-06-15T13:10:09","date_gmt":"2014-06-15T12:10:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1298"},"modified":"2021-05-25T19:43:50","modified_gmt":"2021-05-25T18:43:50","slug":"immagini-dacqua-per-un-approdo-alloltre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1298","title":{"rendered":"Immagini d&#8217;acqua per un approdo all&#8217;oltre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Come pietre e ghiaia nel letto di un torrente,\u00a0 il caso, le scelte, la progettualit\u00e0, \u00a0variano il corso del nostro divenire: tratti in cui l\u2019acqua scorre limpida, a volte calma, altre impetuosa per il contrasto con i massi, altre ancora vorticando in mulinelli che ne trattengono il fluire. Non siamo mai uguali a ci\u00f2 che eravamo: siamo permeabili al sogno, al ricordo e all\u2019attesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel fluire della nostro personale racconto, ci capita di bagnarci in acque agitate in cui si rispecchia l\u2019immagine che reca in s\u00e9 il nostro significare e si riverbera in giochi di luce ed ombra la forma incompiuta della nostra creazione. Nel momento in cui ci incontriamo soggetti della narrazione, dell\u2019espressione, non solo scritta, che supera, trascende e non misconosce il quotidiano, creiamo noi stessi. Sullo sfondo scorgiamo reti di relazioni su cui si staglia il momento del nostro inizio. Sempre ripetibile, costantemente rinnovabile, slegato dal procedere del tempo, l\u2019inizio \u00e8 facolt\u00e0 in cui ci rinnoviamo e diamo origine al nuovo che ci rigenera, alla diversit\u00e0 che segue l\u2019affrancamento dal consueto<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/furetto\/Desktop\/Immagini%20d'acqua%20per%20un%20approdo%20all'oltre.docx#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inizio punta lo sguardo su una destinazione, ma le nostre mete sono sempre meno raggiungibili a causa della complessit\u00e0 in cui siamo immersi, della miseria generata dalla confusione storica ed esistenziale che si protrae da anni. Il sogno che apre a luoghi futuri in cui la nostra narrazione assurga allo stato celebrativo del lieto fine sembra ormai una prova di incosciente ottimismo per chi non vuole arrendersi. Per altri tutto \u00e8 rivestito di cinismo e scetticismo a formare conglomerati di biasimi, invettive e rimostranze gettati in un mare di superficialit\u00e0 per attirare attenzione e suscitare clamore. Ne nascono narrazioni boriose, ma disperse, frantumate che intrattengono solo con rimandi, note a margine e glosse lontane dal luogo d\u2019origine degli eventi, lontane dal vissuto. Il respiro si accorcia, lo spazio per dar luogo all\u2019inizio si restringe, la parola perde la sublimit\u00e0 del logos e la comprensione viene sviata a corollario di monologhi egocentrici. La capacit\u00e0 di immedesimarci nelle narrazioni altrui, di incontrare l\u2019io-in-divenire si \u00e8 fatta rara : la narrazione \u00e8 pubblica, collettiva, ma non corale, e raramente dialogica: il parlante offre una comunicazione asincrona e decontestualizzata e l\u2019 ascoltatore, estromesso dal poligono corpo-mente-cuore, \u00e8 escluso dall\u2019interlocuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sensazione \u00e8 che stiamo percorrendo il nostro tempo con scarsit\u00e0 di mezzi e che abbiamo finito per accontentarci di una rassicurante visione che invita a comodi approdi. Gli orizzonti troppo vicini, a volte angusti, molteplici, ripetitivi, precari e disorientanti, vissuti nello spazio urbano e urbanizzato, ci destabilizzano ancora, e quindi li sostituiamo volgendo tutti lo sguardo in una stessa direzione, distante quanto un miraggio, risucchiati in linguaggi veementi o seducenti che interloquiscono con aspirazioni indifferenziate volte a rassicurare io-in-divenire desiderosi di mantenersi saldi, pervicacemente aggrappati a sicurezze residue, intangibili ai mutamenti. Evitata, schivata, \u201cla vertigine del moderno\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/furetto\/Desktop\/Immagini%20d'acqua%20per%20un%20approdo%20all'oltre.docx#_ftn2\">[2]<\/a>, \u00e8 terminato anche l\u2019atto di errare. E cos\u00ec la prossimit\u00e0, il gusto di girovagare, la capacit\u00e0 di scoprire toccando con mano, l\u2019ardire di chiedere, di condividere stralci di umanit\u00e0 dialogando con l\u2019altro, rischiano di restare sottotraccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spazio urbano e spazio urbanizzato sono ormai da tempo categorie del pensiero, generano figure che non ci sorprendono pi\u00f9; quello che ci turba, ci crea sconcerto, ci invita alla riflessione, \u00e8 l\u2019uso che se ne fa, il modo di vivere questi spazi, la paura dell\u2019invasione di questi luoghi percepiti come chiusi, ristretti. Ce ne siamo andati, siamo approdati ad un altro spazio, l\u2019ambiente digitale, ma lo spazio urbano si \u00e8 riversato in esso come un codice, una chiave di lettura. La mancanza di reciprocit\u00e0 degli sguardi non nasce oggi con l\u2019uso di dispositivi digitali sempre pi\u00f9 sofisticati, le sue cause non stanno nella diffusione della tecnologia, ma piuttosto \u00e8 vero il contrario: la tecnologia risponde a un bisogno di pienezza, all\u2019esigenza di presenza che si fa prorompente ed emerge dopo che si \u00e8 cercato di affondarla per crogiolarsi nell\u2019illusione che la massima aspirazione che si possa avere sia quella di adeguarsi a far parte di una oleografia gi\u00e0 delineata. Gli ambienti digitali offrono surrogati di contatto, scambi di linguaggi che intersecano, ma non comprendono la presenza degli interlocutori: siamo distanti, distanti dall\u2019altro e distanti dal nostro centro. Solo abitare il nostro centro, immergerci nel nostro s\u00e9 profondo, senza coincidere con esso, pu\u00f2 affrancarci dalla seduzione di orizzonti di maniera, pu\u00f2 permetterci di uscirne e di decentrarci, aprire varchi al pensiero dell\u2019Altro e al reciproco riconoscimento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decentramento \u00e8 il viaggio che conduce alla capacit\u00e0 di pensare l\u2019Altro, colui che non solo \u00e8 diverso da me, ma colui che non \u00e8 me e colui per il quale io non sono il suo s\u00e9. L\u2019incontro si avvera in una rivoluzione del quotidiano in cui avvengono e si collocano vicissitudini ed esperienze, fenomeni ed eventi, che assumono un significato completamente e sempre nuovo di dono reciproco: avviene la gratuit\u00e0 che crea il Noi, la gratuit\u00e0 che d\u00e0 luogo all\u2019inizio, che sovverte le priorit\u00e0 dell\u2019orizzonte di conforto che ci \u00e8 stato mostrato, e trasforma la vita. Chi vi accede non si cura del miraggio di una visione ingannevole, ma crea un proprio orizzonte di senso fondato sulla condivisione e sull\u2019abitazione dello spazio dell\u2019Altro che accoglie in reciprocit\u00e0. \u00a0L\u2019identit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 assegnata dell\u2019esterno, non solca pi\u00f9 rotte prestabilite, ma viene narrata e riconosciuta contemporaneamente al donarsi, si vede negli occhi e nei gesti dell\u2019Altro, in essa la goccia \u00e8 metonimia del mare, l\u2019attimo dell\u2019eterno. La figura che ci traghetta al decentramento non \u00e8 pi\u00f9 la similitudine, ma la metafora, permeabile al sogno e all\u2019attesa, luogo dell\u2019oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho attinto barlumi di stelle<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In acqua di pozzo,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E misurato costrutti d\u2019essere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su spigoli di pietre angolari<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora vedo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oltre dei miei gesti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dei tuoi sguardi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel divenire presente all\u2019essenza<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che apre l\u2019attimo all\u2019eterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\" align=\"right\"><em><strong>Cristina Polli<\/strong><\/em><\/p>\n<div><\/div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/furetto\/Desktop\/Immagini%20d'acqua%20per%20un%20approdo%20all'oltre.docx#_ftnref1\">[1]<\/a> Agostino di Ippona parla di \u201ccapacit\u00e0 di inizio\u201d trattando del libero arbitrio e Hannah Arendt, interprete del pensiero di Agostino, elabora per esso la categoria della <em>natalit\u00e0<\/em>. Per quanto riguarda la narrazione come riconoscimento del s\u00e9, credo che si possa parlare di inizio in vari punti cruciali, non solo nell\u2019incipit.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/furetto\/Desktop\/Immagini%20d'acqua%20per%20un%20approdo%20all'oltre.docx#_ftnref2\">[2]<\/a> Franco Rella in <em>Miti e figure del moderno<\/em>, Feltrinelli, 1981 e 1993, \u00a0introduce in varie pagine il tema della vertigine e dedica ad esso l\u2019intero capitolo IV.\u00a0 Penso che la \u201cvertigine\u201d da categoria delle avanguardie che aprono a un pensiero diverso, oggi sia confluita nell\u2019esistente quotidiano e si manifesti in varie forme di angoscia legate alla precariet\u00e0. Riprenderei la similitudine usata da Kafka, che Rella riporta a pag. 24 , \u201c\u2026 mal di mare in terraferma\u201d come indicatore di approdi travagliati e di sradicamenti globali di popoli e persone.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come pietre e ghiaia nel letto di un torrente,\u00a0 il caso, le scelte, la progettualit\u00e0, \u00a0variano il corso del nostro divenire: tratti in cui l\u2019acqua scorre limpida, a volte calma, altre impetuosa per il contrasto con i massi, altre ancora vorticando in mulinelli che ne trattengono il fluire. Non siamo mai uguali a ci\u00f2 che &#8230; <span class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1298\">[Read more&#8230;]<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[90],"class_list":["entry","post","publish","author-admin","post-1298","format-standard","category-riflessione","post_tag-cristina-polli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1298","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1298"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1298\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46844,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1298\/revisions\/46844"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1298"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1298"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1298"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}