{"id":1188,"date":"2013-11-12T17:01:39","date_gmt":"2013-11-12T16:01:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1188"},"modified":"2021-05-25T19:48:57","modified_gmt":"2021-05-25T18:48:57","slug":"la-filosofia-della-cura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1188","title":{"rendered":"La filosofia della cura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 una relazione virtuosa quella che ha legato per secoli la filosofia e la medicina in una sorellanza profonda, nutrita della benefica fusione dello sguardo teorico e della sapienza pratica, che si rivolgono all\u2019uomo e alla sua esistenza per comprendere e avere cura.\u201d Il legame tra l\u2019arte medica e l\u2019arte filosofica \u00e8 la storia di una relazione complessa che ha nel concetto di cura il suo nucleo fondante a partire dalla nascita della medicina ippocatrica, di cui essa era l\u2019origine e la ragione d\u2019essere, fino all\u2019epoca contemporanea in cui la tensione tra le due arti si \u00e8 riaccesa per il rinnovato interesse sociale e non solo medico per il ruolo del paziente, considerato nella sua individualit\u00e0 e unicit\u00e0 personale. Pensare al concetto della cura implica necessariamente la domanda filosofica inerente la possibilt\u00e0 effettiva di dare vita ad una individualizzazione dell\u2019agire terapeutico all\u2019interno dell\u2019arte medica, non nei termini della strigente logica propria di un costrutto scientifico, ma attraverso un concreto atto di relazione pedagogica e formativa capace di trasformare la terapia in un gesto di perpetua umanit\u00e0. G. Canguilhem nella sua opera, Il Normale e il patologico, distingue tre significati del concetto di malattia: l\u2019essere malato, essere un soggetto sofferente e il fatto di avere una malattia, ossia di diventare oggetto dell\u2019osservazione medica e scientifica. La metodologia clinica si esplica attraverso l\u2019esame del corpo del paziente e l\u2019ascolto della sua parola. Essa consiste nel comprendere l\u2019esperienza soggettiva della malattia e nell&#8217;individuare scientificamente le sue cause oggettive. Il primato accordato all\u2019individualit\u00e0 biologica e alla soggettivit\u00e0 umana, la valorizzazione dell\u2019aspetto clinico e teraupetico sono elementi necessari per affermare un ritorno dell\u2019arte medica al suo originario: essere pratica di cura olistica e personale. \u00c9 in questa ottica che la virtuosa relazione tra filosofia e medicina oggi si rinnova, ossia nell\u2019esercizio del ri-pensare e ri-valutare prospettive di significato, linguaggi, metodi, in quell&#8217;arte originaria, che nel passato aveva reso le due discipline sorelle: l\u2019arte della parola, del dialogare inteso come atto di relazione e di attenzione all\u2019altro da s\u00e9, senza il quale nessuna cura sarebbe possibile. La cura \u00e8 un atto di relazione empatica legato al concetto di qualit\u00e0 della vita. L\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 ha definito la qualit\u00e0 della vita come la percezione che l\u2019individuo ha della propria posizione nell\u2019esistenza, del contesto e della cultura, del sistema di valori dentro i quali egli vive e costruisce le sue aspettative, obiettivi e sfide. Il concetto di qualit\u00e0 di vita, catterizzato dall\u2019elemento della soggettivit\u00e0 personale, mette in luce l\u2019aspetto dinamico del concetto di salute, che si configura quindi non come condizione statica ma al contrario come equilibrio dinamico legato all\u2019elemento della percezione individuale, ossia all\u2019elemento dell\u2019imprescindibile umanit\u00e0 dei soggetti implicati nella relazione di cura. Fare riferimento alla centralit\u00e0 dell\u2019elemento umano nell\u2019azione di cura pu\u00f2 apparire superfluo, dal momento che nel parlare di salute o di malattia \u00e8 in realt\u00e0 sottointeso il riferimento all\u2019individuo sano o malato. Nella scienza medica \u00e8 infatti necessario individuare l\u2019elemento universale ed estrapolarlo dalla storia dei molteplici particolari. Senza quest\u2019azione di pulizia e di chiarezza non sarebbe infatti possibile cogliere l\u2019elemento dell\u2019identico, la legge causale dei fatti, l\u2019evidenza del dato e la certezza della teoria. Senza la certezza oggettiva e impersonale, non ci sarebbe conoscenza. Senza conoscenza non ci sarebbe cura. Accade cos\u00ec che ci\u00f2 che in origine era evidente e vero, ossia l\u2019elemento soggettivo, l\u2019uomo, il sano, il malato, l\u2019origine dell\u2019azione di cura, diventi l\u2019elemento nascosto, messo-sotto, non conosciuto e pertanto dimenticato. \u00c9 dunque tra queste due terre di confine, quella dell\u2019universale e quella del particolare, quella del certo e quella del vero, quella dell\u2019identico oggettivo e quella del mutevole soggettivo, che si \u00e8 consumato lo strappo nella relazione tra medicina e filosofia. \u00c9 in questa terra di nessuno che il gesto umano della cura si \u00e8 trasformato in un dialogo senza parole, in un sguardo senza orizzonti. \u00c9 quindi da questo solco deserto che \u00e8 necessario ripartire, nell\u2019unico modo possibile, ossia attraverso il gesto filosofico per eccellenza: quello del domandare e dell\u2019interrogare. Nel gesto del chiedere, lo sguardo si incrocia e ci\u00f2 che era stato dimenticato, posto-sotto, celato viene nuovamente alla luce: la persona e la sua umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Erika Ranfoni<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c\u00c8 una relazione virtuosa quella che ha legato per secoli la filosofia e la medicina in una sorellanza profonda, nutrita della benefica fusione dello sguardo teorico e della sapienza pratica, che si rivolgono all\u2019uomo e alla sua esistenza per comprendere e avere cura.\u201d Il legame tra l\u2019arte medica e l\u2019arte filosofica \u00e8 la storia di &#8230; <span class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=1188\">[Read more&#8230;]<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[92],"class_list":["entry","post","publish","author-admin","post-1188","format-standard","category-riflessione","post_tag-erika-ranfoni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1188","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1188"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1188\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46850,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1188\/revisions\/46850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}