{"id":116,"date":"2011-12-10T10:12:16","date_gmt":"2011-12-10T09:12:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=116"},"modified":"2012-01-13T22:31:44","modified_gmt":"2012-01-13T21:31:44","slug":"la-civilta-delladdandono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/?p=116","title":{"rendered":"La civilt\u00e0 dell&#8217;abbandono"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/I-dont-wanna-hurt-you.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-117 aligncenter\" title=\"I don't wanna hurt you\" src=\"https:\/\/www.filosofipercaso.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/I-dont-wanna-hurt-you.jpg\" alt=\"\" width=\"490\" height=\"419\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Immagine Andrea Brandino)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le notizie ormai hanno invaso il nostro campo di attenzione e ci chiediamo perch\u00e9 tutto questo clamore ci investa cos\u00ec prepotentemente, in fin dei conti \u00e8 da un po&#8217; che ce la passiamo male. Potremmo recriminare su tutto, accusare i politici, gli immigrati, i comunisti, i fascisti, i banchieri, insomma abbiamo tanta carne al fuoco per poter giustificare la nostra misera (o potenziale) condizione sociale. Sociale per chi? C&#8217;\u00e8 veramente molto poco di sociale nelle attuali &#8220;condizioni&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 una lotta di classe perch\u00e9 l&#8217;unica classe che sta mantenendo un certo tenore di vita \u00e8 la stessa che tira i fili del nostro vivere quotidiano. Quanto vorremmo urlare la nostra disapprovazione, il profondo senso di ingiustizia che avvertiamo ogni minuto sulla nostra pelle ma non tutto ci\u00f2 che ci appare \u00e8 sufficiente a cogliere le diverse sfaccettature del problema. Quello che sta accadendo in questo periodo di crisi finanziaria ci ha colti un po\u2019 di sorpresa perch\u00e9 credevamo che il nostro benessere fosse a riparo da tutto, anche dai nostri piccoli insuccessi. Ora, veniamo bombardati quotidianamente da teorie di micro-economia, da annunci profetici sul nostro futuro disastroso, indici, grafici, spread e altro; questi grandi antropologi dell\u2019industria azionaria puntano il dito sul nostro pessimo stile di vita, generalizzano con estrema pacatezza sulle cause della crisi e pochi hanno il coraggio di fare nomi, di soffermarsi sulle vere motivazioni, quelle che hanno portato l\u2019attuale civilt\u00e0 sull\u2019orlo di un collasso senza precedenti. \u00c8 il tempo in cui tutti (i governanti) potrebbero fare qualcosa ma nessuno lo vuole veramente. Perch\u00e9? Siamo davvero sicuri che questa crisi \u00e8 iniziata qualche anno fa e riguardi solo parametri e numeri da rispettare? Abbiamo vissuto fino ad oggi al di sopra delle nostre possibilit\u00e0, questo \u00e8 il mantra che va per la maggiore eppure io credo che abbiamo vissuto al di sotto delle nostre possibilit\u00e0. Dove \u00e8 nata la nostra civilt\u00e0? Perch\u00e9 l\u2019uomo nel corso del tempo \u00e8 arrivato a concepire un ordinamento, un sistema di aggregazione delle persone? Storicamente (e non solo) l\u2019uomo ha sempre cercato di difendere le proprie individualit\u00e0 e aspirazioni con l\u2019aiuto di altri soggetti: non vi \u00e8 dubbio che per raggiungere delle conquiste di \u201crilievo\u201d si deve far parte di un clan o \u201cun\u2019associazione\u201d. Per ottenere, per derubare, per affermare non \u00e8 sufficiente il proprio ingegno ma \u00e8 necessario un gruppo forte e cinico di persone pronte a condividere gli stessi ideali. Il tempo delle guerre (soprattutto quelle mondiali) ha indicato all\u2019uomo la strada da percorrere e in egual misura lo ha rafforzato sull\u2019idea di appartenenza e affermazione verso un solo dogma: il mio io ad ogni costo. Intanto &#8220;la crisi&#8221; ha seminato i suoi germi e pochi hanno cercato di frenare questo inevitabile risultato. Tutto \u00e8 deflagrato come una tempesta equatoriale ricadendo inesorabilmente sulle comparse della societ\u00e0, sulle presenze governate. L\u2019animo umano cos\u00ec ha lasciato cadere ad uno a uno tutto ci\u00f2 che lo rendeva unico, libero solo di soddisfare i suoi appetiti pi\u00f9 bassi. Siamo venuti meno a noi stessi perseguendo fini che compiacevano solo la nostra vanit\u00e0 e i nostri desideri. Se sappiamo che una cosa \u00e8 sbagliata o crudele (ad esempio: lo sterminio delle balene, dei gorilla etc, senza dimenticare le varie etnie indigene del Sudamerica e dell&#8217;Africa) ma potrebbe portare vantaggio al nostro benessere, per caso ci fermiamo? Nonostante il fumo porti conseguenze funeste, coloro che fumano riescono a smettere? La chiamiamo dipendenza, forse sar\u00e0 una debolezza, ma di sicuro non sappiamo riflettere con attenzione su noi stessi e sul nostro futuro. Non ci preoccupiamo pi\u00f9 di cosa siamo ma di cosa possiamo, non ci poniamo pi\u00f9 domande ma solo obiettivi. Dicevo, cosa c&#8217;\u00e8 rimasto di sociale in una societ\u00e0 che rifiuta il concetto di comunit\u00e0 a favore del bilancio e del mantenimento dei &#8220;privilegi&#8221;? Quello che \u00e8 accaduto, il passato, la storia \u00e8 un percorso di lotte, rivoluzioni, sangue per il raggiungimento di uno stato sociale che possa, per quanto possibile, dare dignit\u00e0 e partecipazione equilibrata all&#8217;esistenza. C&#8217;\u00e8 dignit\u00e0 nel lottare per una sopravvivenza perpetua e perpetuata dal sistema dei &#8220;privilegi&#8221;? I nostri legami passati hanno lottato per uno stato, una nazione, un&#8217;identit\u00e0 che potesse offrirci quel senso di appartenenza verso un bene comune invece tutto \u00e8 andato in frantumi come un palazzo da abbattere perch\u00e9 troppo vecchio o pericolante. Oggi l&#8217;unico dio sopravvissuto, l&#8217;unico culto che rispettiamo \u00e8 quello dei numeri, i numeri del potere economico-finanziario. \u00c8 la civilt\u00e0 dell&#8217;abbandono, della dimenticanza e dell&#8217;opulenza. C&#8217;\u00e8 tanta informazione e desiderio di apparire che non ci rendiamo conto del nostro lento sbiadire. Siamo cibo che viene masticato e preparato per un unico scopo: mantenere inalterato il quadro della disuguaglianza e dell&#8217;ingiustizia. \u00c8 sintomatico che la Grecia, la culla del nostro sapere, sia stata la prima vittima di questo sistema speculativo\/corporativo. Purtroppo il problema non \u00e8 stato affrontato con buon senso anzi, nessuno Stato adotta sistemi equi per risanare le proprie promesse di &#8220;debito&#8221;. Oggi, ieri e domani pagheranno i lavoratori con il loro impiego, i pensionati con i loro risparmi, insomma le piccole formiche del sistema saranno le prime e uniche a soccombere. Esistono delle differenze nella &#8220;civilt\u00e0&#8221;? Dunque, la storia ha sostanzialmente diviso il nostro destino come una partita a scacchi, da un parte le pedine bianche e dall\u2019altra quelle nere. Non \u00e8 un lotta tra brutti e belli, buoni e cattivi; qui la contesa \u00e8 tra coloro che governano e coloro che vengono governati. Re e schiavi, signori e sudditi, dittatori e popoli, apparentemente \u00e8 come se una parte sia necessaria alla sopravvivenza dell\u2019altra con la differenza che una di questa vive sul filo della disperazione e dell\u2019alienazione. Possiamo diversificare l\u2019umanit\u00e0 in due fazioni: la presenza governatrice e la presenza utilizzabile. La presenza governatrice si occupa di se stessa e del mondo attraverso il consenso e il potere: sono coloro che sulla plancia di comando decidono il destino di milioni di persone. Parte numericamente esigua di persone che vive in una condizione agiata e di benessere assoluto. A questa si contrappone la presenza utilizzabile. Definita come un tipo di merce, un sottoprodotto umano, questa quantit\u00e0 enorme di entit\u00e0 viene sfruttata non per un profitto (il culmine ormai \u00e8 stato raggiunto) <em>ma semplicemente per difendere quello status di agiatezza della presenza governatrice<\/em>. Questa presenza scomoda viene quotidianamente stordita e spremuta per un unico scopo: la difesa della scacchiera. Ma veniamo ora ad uno dei problemi cruciali della civilt\u00e0 dell&#8217;abbandono. Tra le tante discussioni che si fanno ultimamente quella che sta catturando maggiormente l&#8217;attenzione riguarda il concetto di democrazia. Sembra che la democrazia si sia sciolta come un cubetto di ghiaccio al sole per lasciar posto alla finanza-speculativa, allo sguardo manipolatore delle agenzie di rating. Davvero \u00e8 cos\u00ec? Il problema \u00e8 e sar\u00e0 sempre un problema politico. Coloro che governano, gli eletti, non considerano la loro elezione un privilegio da ricambiare (con leggi, comportamenti, esempi di valore ed etica) agli elettori bens\u00ec un privilegio da poter godere solo per se stessi e i loro &#8220;amici&#8221;. Gli eletti cercano incessantemente, come un delirio, il consenso e il gradimento. Il cardine del problema non si trova nella forma, nella democrazia ma nella sua espressione, nella rappresentanza. Gli eletti non dovrebbero governare ma scegliere il buon governo tra persone competenti e fuori da ogni lobby o associazione esprimendo soltanto la loro (dis)approvazione su provvedimenti governativi. Il potere \u00e8 un morbo dilaniante che non risparmia nessuno dalle sue conseguenze. Questa \u00e8 la civilt\u00e0 dell&#8217;abbandono e noi abbiamo voglia di affrancarci da noi stessi, di far cadere quella scacchiera per realizzare un tavolo che sia comune e non di gioco.<\/p>\n<p align=\"right\"><strong><em>Francesco Colia<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Immagine Andrea Brandino) Le notizie ormai hanno invaso il nostro campo di attenzione e ci chiediamo perch\u00e9 tutto questo clamore ci investa cos\u00ec prepotentemente, in fin dei conti \u00e8 da un po&#8217; che ce la passiamo male. 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