2 commenti

  1. Bellissima riflessione, l’errore più comune che si commette quando si parla di fiducia, è quella di riporre qualcosa negli altri che non sappiamo riporre in noi. La fede è qualcosa di inarrestabile, qualcosa che rende vivo ma soprattutto rende possibile anche l’impossibile. Ma questo tipo di fedeltà che “funziona” è quella che noi sappiamo prima porre in noi e poi negli altri. L’aspettativa porta troppo spesso a delusione, e quando c’è di mezzo un argomento come la fiducia è facile che le emozioni prendano il totale controllo della ragione. E cosi l’opzione “mi fido” sovrasta l’opzione “mi fido ma con riserva”…. ma… alla fine.. come ci si può fidare con riserva? la fiducia è una cosa che o c’è o non c’è, non esistono vie di mezzo o scorciatoie.. c’è solo da ricordare, che quando ci si fida, si deveno saper accettare le rare vittorie e le molteplici delusioni…

  2. Le scienze psicologiche, in fondo, dicono tutte la stessa cosa. Le terapie analitiche risalenti a Freud e Jung sostengono che ciò che ci accade deriva dal nostro inconscio; riconoscendo le nostre pulsioni inconsce negative, possiamo trasformarle, per stare meglio. Allo stesso tempo, cambieranno anche quei fatti negativi che il nostro inconscio attraeva a sé. Anche le scienze comportamentali in ultima analisi dicono la stessa cosa. L’analisi transazionale di Berne, parte dall’assunto che ciascuno di noi giochi ad un ruolo determinato, nella vita; in definitiva, riconoscendo il nostro ruolo, possiamo cambiare i giochi che non ci piacciono. Non dissimili sono le correnti cognitivistiche, secondo cui ciò che ci accade deriva dal nostro modo di pensare; cambiando i nostri pensieri possiamo cambiare la realtà attorno a noi.

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