Un commento

  1. massimo pistone

    uno spunto di riflessione

    Il principium individuationis, il principio cioè che fonda l’individuo come singolo, è, concettualmente, il prodotto fondamentale del pensiero occidentale.
    Si tratta dell’insieme di tutte le rappresentazioni, gli attributi, le qualità, che:
    a) distinguono me dagli altri
    b) mi confermano come individuo nel tempo, mi dicono che sono insomma sempre io quel giovane che ero, così e così, e quello che sono ora.
    L’individuo, per il pensiero occidentale laico e democratico, era ed è fondato lì.
    I diritti, oggi scritti solennemente in documenti nazionali e mondiali, sono diritti del singolo, di ogni singolo.
    Non esiste spirito del popolo, gruppo sociale o razziale o religioso, che si possa permettere di ledere in alcun modo i diritti del singolo, dell’individuo.
    Questo pensiero siamo noi. Noi non siamo eredi dei pensatori del V secolo ac, noi siamo quel pensiero, noi abbiamo inventato la civiltà democratica, la scienza, la filosofia e tutto il resto.

    Ed ogni cedimento su questo terreno si paga caro, perché il futuro non è scritto, il futuro non esiste, siamo noi a determinarlo e ne portiamo per intero la responsabilità.

    Da dove vengono i pensieri oggi detti fondamentalismi? Su quali concetti fondano le loro affermazioni e poi, di conseguenza, i propri atti?
    Non su situazioni di disagio economico e sociale, non su ancestrali diritti conculcati.
    Queste cose costituiscono soltanto dei terreni di coltura, non ne sono l’origine.
    L’origine è di natura concettuale e riposa innanzi tutto sull’attacco al principium individuationis; è infatti indispensabile per il fondamentalismo scardinare l’individuo. Questo è il primo obiettivo. L’individuo va eliminato e sostituito da qualche altro concetto di natura collettiva, sia esso il Reich o la razza o il gruppo religioso, la classe, di fronte al quale tu, piccolo insignificante esserino, non devi fare resistenza, altrimenti danneggi tutti gli altri componenti del collettivo e vai convinto o eliminato, per il bene di tutti.
    Qualche volta si inizia con la critica all’individualismo, foriero di disgregazione e di sventura, per prospettare la preminenza della società. A queste prime frasi dovrebbe scattare in noi l’allarme. Ma, caro signore, di che stai parlando, vorresti dire forse che io non ho il diritto di dissentire, di oppormi, a decisioni, che non condivido? Persino se tutti gli altri componenti della società fossero d’accodo, io continuerò a poter obiettare, e guai a chi si azzarda a tacitarmi. Non penso che dovremmo essere tolleranti con gli intolleranti.

    Molte volte, nel passato, abbiamo commesso questo errore e ne sono conseguiti orrori indicibili e periodi di barbarie.
    Siamo sempre allo stesso punto, abbiamo le stesse armi che avevano i greci di Grecia, di Ionia, di Italia meridionale, di Provenza, di Spagna meridionale e di nord Africa. La ragione critica e il desiderio di difenderla.
    E il modo migliore di difendere la civiltà democratica è attaccare i concetti base del fondamentalismo, sul piano teorico prima di tutto.

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