3 commenti

  1. Elena

    Ciao. Grazie per l’attenzione innanzi tutto.
    La storia ci insegna che nei periodi storici di crisi ciò che si fa è guardare al passato, a quello che ci ha dato conforto e che è saldo nella nostra cultura. Quello che poi determina l’arte che esce dalla crisi è quello sforzo in più che compie chi ragiona sulle cose e non chi propone un’arte che, diciamocelo, in questi due esempi, fa solo mercato. l’artista non è una persona strana, è solo una persona e ha come tutti la propria visione delle cose, solo ciò che crea un’artista vero poi si identifica col sentire comune, perchè la sua sensibilità si estende al di fuori dal sè. I cambiamenti passano sempre attraverso le crisi, buoni o brutti, i cambiamenti servono. Non ci serve invece chi ricicla persino le idee. E non mi spiego come tali forme d’espressione (per dirla pulita) riescano ancora a ricevere consensi.
    L’arte in assoluto forse non può essere in crisi, ma l’arte ufficiale delude parecchio.
    Come detto prima, è meglio guardare altrove.

  2. Elena

    Nella citazione che hai fatto di Kandinskyj io mi ritrovo perfettamente (lui è uno dei miei mastri di pensiero) infatti devo ammettere che non avevo capito subito che entrambi i commenti fossero tuoi, sono sbadata.. tu parli bene ad indicare altre forme d’arte più… direi popolari, come anticamera di pensiero che ci conduca al di fuori della crisi, che non è purtroppo solo economica, è una crisi degli animi, non si può pensare che il denaro non faccia parte della nostra vita, hai visto com’è ridotta la nostra generazione? come sono ridotta io, ad essere disoccupata e non più tanto di belle speranze? L’aridità dell’arte che ha perso la propria anima e con essa l’anima dell’intero periodo storico mi fa salire una rabbia infinita, vedendo che Hirst ha l’insolenza di mettere un premio per chi riesca a visitare tutte le tappe della propria mostra (cosa inutile, se la vedi 1 o 100 volte non cambia la sua essenza e poi per girare il mondo non servono che i soldi). Lo so che tu non intendi gli artisti strani in un senso negativo, ma io che di artisti ne conosco tanti, forse non altrettanto famosi di quei due, ti posso dire che non c’è niente di meglio che essere strani se la normalità dà i risultutati che ci propinano certi nomi illustri. Temo di star sfogando una rabbia che va ben oltre la critica artistica e dunque mi fermo.

  3. Elena

    Cara Alessandra sono d’accordo con la maggior parte dei tuoi pensieri, anche se un conto è quello che deve fare un uomo della propria esistenza e altra cosa è la manifestazione artistica che durerà nel tempo, oltre la crisi, oltre le epoche. Arte se ne può fare sempre, buona o cattiva, cosa poi realmente rappresenterà lo “spirituale” di queste generazioni disperate, cosa sia realmente “arte figlia del suo tempo” io ancora non lo so, forse, e dico forse, se i tempi non sono buoni neanche l’arte è buona, ma per esperienza di pittrice ti dico che di solito nelle catastrofi peggiori escono i migliori lavori. Io aspetterei ancora un pò.

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