8 commenti

  1. Rita Iaria

    Racconto della memoria ma anche del presente, nocciolo di futuro romanzo.
    Pensaci.Ci sono già tutti gli elementi che aspettano solo di essere sviluppati.
    Buon lavoro!!!!!!!!!!
    La mamma sarebbe felicissima!

    • Rita Iaria

      Molto bella è la metafora della casa costruita sulla sabbia, senza fondamenta,che ha comunque resistito al tempo
      Sembra aver condiviso la sorte errante dei suoi stessi inquilini .
      Da qui nasce l’ invito ad approfondire in un romanzo la storia già narrata in modo avvincente e commuovente nel racconto.

  2. Oscar Damiano Tarantella

    Suggestiva commistione di tempo e spazio, come l’effetto del vento su una pietra la modella, questo racconto sembra essere la sintesi di un processo vitale che porta dunque con se nascita esperienza e morte e da quest’ultima ne trae forza, come le piante germogliano nuovamente, sempre più forti nelle generazioni future. E’ molto forte l’idea di questo “luogo” nel suo passato, lo si riesce a visualizzare nonostante non sia narrata nessuna sua caratteristica estetica (e forse è proprio questo che nelle nostre menti fa si che un sito diventi un “luogo”) ed è a mio parere ancora più forte la sua nuova concezione di “non luogo”, ma di sito, davanti (dentro, sopra e sotto) al quale scorre il presente in attesa di veder ri-sbocciare il germe di una nuova società che forse ha più bisogno di questo “fermo” e antico calore, piuttosto che della frenetica rincorsa di un punto di fuga (desiderio) che si trova nell’infinito.

  3. Coda di Lupo

    “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il Colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”

    ‘a casa du mari – come Macondo – dispersa in un posto imprecisato tra l’azzuro del cielo e il blu del mare, accoglie attorno a sè i sapori e i colori delle vite che la circondano.
    Ignara delle stagioni non conosce ancora la primavera e già le si affaccia innanzi l’inverno.

    Attende il vento, sarà forse scirocco, a riportarle la vita.

  4. Circa un mese fa ho ricevuto una telefonata dalla vicina e “custode” di quel “non luogo” con la richiesta esplicita, a me inzialmente incomprensibile, di volere lasciare balconi e finestre aperte nellle belle giornate anche durante il periodo di mia assenza con l’impegno da parte sua di accudire, spalancare e poi chiudere tutto, pur di non vedere sempre chiuse e buie le stanze che si affacciano al mare della vecchia casa, che “tanto gli si chiudeva il cuore fino alla tristezza”.
    Se era una esigenza personale beh l’ho fatta mia accettando immediatamente.
    Da qui tutto il resto frutto di ricordi e pensieri che Oscar D.T. ha spiegato lucidamente. La possibilità poi, che un sito come quello, per quanto mal-trattato e lasciato lì sulla sabbia per secoli abbia resistito e conservi ancora la forza di illuminare chi passa e consolare chi resta, rimane forse oscuro e incomprensibile, eppure mi fa dormire meglio. Se sei nella tempesta, a volte può bastare una luce accesa ed un rudere diventa un faro.
    Un abbraccio ed un ringraziamento a tutti.

  5. cicciopunk

    Io Case du Mari ne ho viste parecchie. Dal treno. Nella mia vita di pendolare sulla costa jonica reggina. Di inverno, d’estate. Ricordo che ero attratto specialmente da quelle isolate e abbandonate e forse per questo motivo le trovavo più belle.
    Complimenti Rolando.
    Cicciopunk

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