2 commenti

  1. marilù

    Nel presente si tesse la tela della vita, impreziosita dalle maglie del tempo di ieri, arricchita da quelle a venire. La tela di oggi fatta di ricordi e speranza. Ricordi che alimentano sogni, sprigionando forza e voglia di andare. La tela è un ponte che unisce due mondi tanto diversi tra loro, ma complementari: il maschile, perennemente in movimento da un luogo all’altro, spinto dal bisogno di cercare, capire, colmare il vuoto e il femminile, più riflessivo, maturo, sicuro. In apparenza ferma, immobile, stazionaria, passiva, Penelope in realtà rappresenta la donna che viaggia. Il suo è un cammino interiore che le permette di agire, decidere, costruire le condizioni per accogliere chi è sulla via del ritorno. In quell’attesa vi è la proiezione verso l’altro, l’apertura al diverso, al nuovo, al confronto. Una tensione che è azione, quindi progresso. Non assiste inerte. Si prodiga, parte attiva del processo di crescita, per prepararsi all’incontro. Per questo si adopera a creare per poi sfilare. E in quell’incessante procedere e retrocedere rinasce, accorciando la distanza tra l’oggi e il domani, il vicino e il lontano, la presenza e l’assenza. Chi crede sente, in nome di quella promessa di fedeltà che è affidamento, in nome dell’amore che anima e si anima donando vita all’apparente morte, movimento all’apparente stasi, senso a ciò che sembra insensato, inutile, vano.
    Dare significato ad ogni atto nel tempo presente equivale a vivere senza rimorsi né rimpianti perché al di là di quanto accadrà, ne sarà valsa la pena. La bellezza del viaggio si coglie strada facendo.
    Grazie, Filosofipercaso e grazie a Cristina Polli per averci offerto spunti su cui riflettere.

  2. Bella e significativa questa riflessione di Mari Lù, un invito ad impreziosire il presente creando trame di incontro. Il presente è la vita nel suo svolgimento continuo ed esso è il luogo in cui manifestiamo le nostre emozioni, speranze, aspettative, desideri, è il luogo arricchito dalla nostra umanità. È un luogo privilegiato perché in quel momento noi siamo e diventa un luogo privilegiato, un dono a noi stessi e agli altri, ogni volta che lo amiamo in ogni suo dettaglio, quando accettiamo la nostra limitatezza e la nostra imperfezione e accogliamo il diverso da noi, il decentramento del nostro equilibrio. A volte il presente è una vertigine e la tela diventa un filo da funambolo o una corda che ci aiuta a risalire, un segno che intessiamo con il diverso che noi stessi siamo.

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